Inchieste

I numeri di una strage

I numeri di una strage
Annarita Amoruso

 

Da Lampedusa a Triton, le cifre dietro la crisi dei migranti

Spesso la percezione che si ha è che tutti questi volti, questi nomi, queste esistenze siano riconducibili solo ed esclusivamente a numeri. I media ci dicono che il Mediterraneo è diventato un cimitero.

Undicimila centododici, questa è la cifra, stimata dall’Unhcr, dei morti e dei dispersi in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa negli ultimi tre anni.

In particolare solo nel 2016, sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo quattromila settecento quaranta due persone. Il dato diffuso dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati mostra un deciso aumento rispetto ai tremila trecentosettanta morti nel primo semestre del 2015.

Dati che ci danno assuefazione e che non ci riescono a mostrare a pieno quanta vita, quanta morte e quanta sofferenza ci sia dietro questi numeri.

La prima strage di Lampedusa

Tre ottobre 2013. E’ questa la data che è rimasta più impressa nella memoria collettiva.

Una nave libica usata per il trasporto di migranti naufragò a poche miglia dalle coste dell’Isola dei Conigli. Nel naufragio persero la vita 368 persone, probabilmente a causa di un incendio divampato a bordo dell’imbarcazione.

Il numero dei morti è però solo indicativo perché il relitto, affondando, ha trascinato con sé decine di persone. Due settimane dopo la strage, definita dai giornali “la più grande tragedia di sempre, è partita Mare Nostrum, l’operazione di ricognizione dei mari e salvataggio dei migranti organizzata dall’Italia.

La strage di Lampedusa ha aperto gli occhi all’Italia e all’Europa. Ma è stata solo la prima, tra le più eclatanti delle tragedie marittime del Mediterraneo.

La seconda strage di Lampedusa

Il 18 aprile 2015 la storia si ripete: un barcone, 700 passeggeri e solo 28 superstiti, sono questi i numeri della seconda strage di Lampedusa. Centinaia di corpi sono rimasti intrappolati nella stiva di un peschereccio eritreo che trasportava i migranti verso le coste italiane. Per loro l’inizio di una nuova vita.

Ed è proprio nel Canale di Sicilia che quelle vite  si sono perse.  Sono stati 58 i morti accertati dalla guardia costiera, e nonostante i soccorsi il mar mediterraneo è diventato un cimitero: più di 200 i corpi dispersi.

A distanza di un anno  il relitto del barcone è stato recuperato e trasportato nel porto di Augusta, dove la Marina Militare, i Vigili del Fuoco e la Croce Rossa, hanno iniziato ad estrarre le salme.

I cadaveri estratti dalla stiva del relitto sono 169, e portati sulla terra ferma, vengono decontaminati dai soccorsi, mentre 300 sono le salme che l’operazione Augusta non è stata in grado di recuperare.

Sono migliaia le persone che hanno perso la vita in mare nel tentativo di raggiungere le coste italiane, anzi le coste europee.

Quasi  il 90% dei rifugiati e dei migranti ha pagato organizzazioni criminali e trafficanti di esseri umani per riuscire ad attraversare le frontiere.

L’Italia, insieme alla Grecia è uno dei paesi di prima accoglienza per rifugiati e migranti, ma garantire loro cibo, acqua e alloggio costituisce un vero e proprio peso per le risorse statali.

Entra così in gioco “Triton”.

Che cos’è Triton

Nell’agosto del 2014 dopo incessanti richieste da parte del governo italiano perché l’Unione Europea si mobilitasse in aiuto dell’Italia, il commissario europeo per gli affari interni, Cecilia Malmström, ha dichiarato che l’Operazione Mare Nostrum sarebbe stata sostituita dal programma europeo “Triton  gestito da Frontex. Operazione sostenuta successivamente anche da altri paesi dell’UE come Francia, Germania e Spagna.

Triton si avvale di due aerei di sorveglianza, tre navi e sette squadre di personale che effettuano attività di Intelligence e provvedono ai controlli e ai processi di identificazione dei migranti nei paesi d’approdo. Il suo bilancio è stimato a due milioni e 900 mila euro.

Ad un anno dall’entrata in vigore di Triton, l’UE ha stanziato complessivamente oltre 10 miliardi di euro dal bilancio dell’Unione Europea per gestire la crisi dei migranti e ha potenziato la sua capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo triplicando le risorse rispetto al 2015.

Lo scorso giugno è stata istituita una nuova guardia costiera e di frontiera europea allo scopo  di rafforzare la gestione e la sicurezza dei confini esterni comuni all’Unione.

L’UE però non si limita solo ai paesi di prima accoglienza, ma ha potenziato gli aiuti umanitari anche ai rifugiati e ai migranti che si trovano nei paesi terzi, come Turchia, Libano Giordania e Iraq. Di questi è la Turchia ad ospitare di gran lunga il maggior numero di rifugiati, per un totale di circa 3 milioni, di cui 2,5 milioni di origine siriana. Per il loro sostentamento tra il 2016 e il 2018 l’UE fornirà 6 miliardi di euro.

Operazioni, proposte, soldi e numeri che però nascondo l’altra faccia della medaglia. La paura. Perché Triton non si occupa solo di salvaguardia di vite umane,  ma il suo scopo di fatto è quello di preservare i confini. In una parola: sicurezza.

Adesso siamo più sicuri. Quei morti erano neri, non avevano il diritto d’asilo stabilito dalla convenzione di Ginevra, non avevano diritto al necessario soccorso invocato da papa Francesco e sancito dalla millenaria legge degli uomini del mare. Meglio che giacciano in fondo al mare dove non li vede nessuno.

Tutte quelle morti si potevano evitare? Forse. O forse quello che grava davvero sulla coscienza di noi europei è la consapevolezza di essere complici di un omicidio premeditato. Perché in quelle acque gelide non sono morti solo migliaia di disperati. E’ morta una parte della nostra umanità.

Annarita Amoruso e Graziana Capurso 

Inchieste
Annarita Amoruso
@AnnaritaAmoruso

Annarita Amoruso di Loseto, quartiere che per la distanza può essere definito periferico, ma che in realtà appartiene ancora al Comune di Bari. Danzatrice dai 5 ai 23 anni, dal ventesimo anno ad oggi (dopo aver esplorato ogni evoluzione e trasformazione dei sensi legata alle emozioni della danza) ha deciso di dedicarsi al suo futuro lavoro, ovvero quello di giornalista. Laureata in scienze della comunicazione e attualmente praticante del Master in Giornalismo di Bari, cerca di affrontare ogni singola giornata come fosse l’ultima. Testarda quanto basta, schietta in abbondanza, sognatrice illimitata. Tende ad unire piuttosto che dividere, dotata di un forte spirito di gruppo. Punti critici: impulsiva, testarda, eccessivamente sensibile.

More in Inchieste

193749784-00a5fde7-a75a-4996-9c43-b27ddfcfcdee

Crac Consulmarketing 350 licenziamenti prima di fallire

Marìcla Pastore13 marzo 2020
Credit photo: Corriere della Sera

Assunzioni Ministero beni culturali: Sibilia, requisiti di preparazione ed efficienza

Michele Mitarotondo21 febbraio 2020
La foto in “fine art”, numerazione limitata con certificato, ologramma e firma dell’autore. Campo profughi alla periferia di Ulan Bator, Mongolia.

Diritti umani, diritti delle donne

Anna Piscopo23 gennaio 2020
La giornalista d'inchiesta direttora de "Il Tacco d'Italia" e fondatrice del Forum delle Giornaliste del Mediterraneo.
Credits: Roberto Salomone

Più etica e qualità per il giornalismo. Intervista a Marilù Mastrogiovanni

Anna Piscopo23 gennaio 2020
Il direttore dell'Osservatorio Ossigeno per l'Informazione al Forum delle giornaliste del Mediterraneo

Giornalismo più libero? Dateci più Ossigeno

Anna Piscopo23 gennaio 2020
Credit photo: Open

Fake news: la macchina del fango

Michele Mitarotondo23 gennaio 2020
infografica

Se di giornalismo si può morire

Claudio Carbone23 gennaio 2020
giuliana-sgrena-243538-1024x768

Giuliana Sgrena in “guerra” contro le fake news

Michela Lopez23 gennaio 2020
6f228490bf7c14c5e83fa1c8e019593e

Il quarto Forum delle Giornaliste del Mediterraneo

Marìcla Pastore23 gennaio 2020