Inchieste

Tra stenti e disagi, viaggio nel CAS di Corato

Tra stenti e disagi, viaggio nel CAS di Corato
Luca Losito

Niente gas e riscaldamento per i 70 richiedenti asilo che vivono nella villetta situata in una zona periferica della città

A Corato, in una villetta privata, situata in via San Magno, è stato istituito un CAS (Centro di Accoglienza Straordinario). Stipati al suo interno ci sono 70 migranti, tutti richiedenti asilo, che vivono in una situazione non facile. Hanno solo acqua e luce. Niente gas, niente riscaldamento. E l’inverno è ormai arrivato.

Senza gas e al freddo, dunque, due dei requisiti chiave che i centri di accoglienza straordinaria sono tenuti a rispettare. Ma non è l’unico problema. L’altra nota dolente è il cibo: il più delle volte, freddo; alcune, addirittura scaduto. Con i conseguenti rischi per la salute degli ospiti presenti nella rivedibile struttura.

A ognuno di loro, tramite chi gestisce l’impianto, la Prefettura recapita 75 euro al mese in tessere “particolari”: tutto il credito può essere utilizzato solo in telefonate, se usate per comunissimi acquisti ad ogni tessera da cinque euro viene tolto un euro. In totale, si scende così a 60 euro totali per mensilità.

La ragazza ospitata dal CAS: “Qui è dura ma sogno un futuro migliore”

Maria, nome di fantasia di una ragazza nigeriana ospitata in questo CAS raffazzonato, descrive la situazione: “Abbiamo internet, ma non il riscaldamento. E neanche il gas. Io poi spesso non mangio perché a volte il cibo sembra andato a male. Qui siamo in campagna. Fa freddo, ma cerchiamo di tenere duro”.

La 25enne sogna un futuro migliore, anche lontano dall’Italia: “Sono arrivata da pochi mesi, via mare. Il viaggio è stato molto duro, ma ce l’ho fatta. Ora sto aspettando i documenti. Spero che la mia richiesta d’asilo venga accolta. Poi, però, voglio spostarmi. Vorrei vivere in grandi città. Mi piace la Svezia”.

Anche se Maria non ha scordato il suo Paese: “Ho sette tra fratelli e sorelle, ho i miei genitori. Amo la mia famiglia, mi mancano. Sono la più piccola, mi hanno mandato qui con tanta speranza. Sono di Lagos, lì la vita è difficile. Ma nel 2020 andrò a trovarli”.

Parole piene di amore e speranza, ma anche di grande coraggio. La storia di Maria, come quella di tanti altri immigrati, merita maggiore attenzione e rispetto. Proprio per questo, realtà al limite della vivibilità come il CAS di Corato non dovrebbero esistere. O almeno dovrebbero rimettersi in riga.

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Luca Losito
@luca_losito

Andriese. Classe '87, la migliore. Scherzi a parte, si fregia molto più d'esser nato il 27 gennaio: Giorno della Memoria in cui si ricorda la Shoah. Anzitutto, è un informatico. O perlomeno, così recita il suo Diploma. All'occorrenza, è un linguista. Parla fluentemente inglese e spagnolo, oltre ad aver acquisito nozioni base di tedesco. Merito della Laurea in Lingue. E di alcune fugaci ma preziose esperienze oltreconfine. Infine e soprattutto, è un giornalista. Al lavoro per diventare professionista. Attualmente iscritto al Master in Giornalismo di Bari, dove si prepara al fatidico esame d’abilitazione. Personalità variegata, come le sue passioni: il Milan, i Metallica, Hunter Thompson, Quentin Tarantino e tante altre.

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