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Emanuele Dabbono: il successo è “Il Conforto” dopo 17 anni di gavetta

Emanuele Dabbono: il successo è “Il Conforto” dopo 17 anni di gavetta
Bianca Chiriatti

Sue sono le parole, scritte insieme a Tiziano Ferro del successo “Il conforto”, con cui Ferro e Carmen Consoli stanno spopolando in radio, brano che da poco è diventato disco d’oro. Sue erano anche le parole di “Incanto”, altra grande hit di Ferro. Stiamo parlando di Emanuele Dabbono, di Varazze (SV), famoso per aver partecipato alla prima edizione di XFactor, nel 2008, oggi paroliere, musicista, cantautore, scrittore.

Come ti senti a sapere che le tue parole raggiungono i cuori di tutti grazie a straordinari interpreti come Tiziano Ferro?

«E’ una sensazione particolare, se non avessi l’età che ho (40 anni, ndr.) la prenderei molto diversamente. Ho alle spalle una gavetta di 17 anni che mi ha formato, ma mi piace conservare un continuo stupore per ogni cosa che succede. Mi sento shakerato, come se la mia vita fosse un buonissimo cocktail di cui non distinguo i singoli ingredienti, ma il cui gusto è ottimo»

Come hai fatto a scrivere una canzone come “Il Conforto”, che tocca corde molto intime?

«Mi fa piacere che la gente stia rispondendo così bene al brano, che non è semplicissimo né immediato. È un brano che parla di una dipendenza positiva dalle cose e dalle persone, che anche se non sono più con noi, ci guardano dall’alto e ci dicono di non mollare. È un tasto che tocca una coscienza collettiva e sono felice che la gente l’abbia capito»

Descriviti come autore

«La mia scrivania è un po’ quella di Einstein, un luogo incasinatissimo dove devo spostare gli oggetti per far sì che nulla sia mai uguale e possa avere diverse ispirazioni. Sono molto prolifico, scrivo tantissimo, sono arrivato alla 1596esima canzone. Le catalogo perché poi mi piace dire, ad esempio, di averne scritte venti buone. Da buon capricorno ho bisogno di una lunga palestra per trovare le mie soddisfazioni»

Qual è stata la prima canzone in assoluto che hai scritto?

«Avevo 12 anni e si chiamava Love Dreams, era in inglese. Una roba inascoltabile. Le prime cento le ho scritte in inglese, poi dopo un viaggio negli Stati Uniti ho capito che stavo mentendo, perché dovevo parlare di quello che conoscevo, dei miei posti, perfino del supermercato sotto casa»

Sei uno degli autori più corteggiati dalle major, ma non firmi con nessuno. Cosa ti mantiene con i piedi per terra?

«Non lo so se è un proverbio che ho inventato io o un detto che esiste davvero, ma io penso di aver faticato così tanto per raggiungere il mio sogno che quando ce l’ho fatta ero troppo stanco per festeggiare. Ci ho messo 17 anni, oggi ricevo telefonate da persone che mai mi sarei immaginato, ma dopo centinaia di porte chiuse in faccia, oggi che mi va bene sono felice e me la voglio godere, voglio vivermela bene, perché potrebbero portarmi tutto via da un momento all’altro»

Che opinione hai del panorama discografico odierno?

«Ho tanta speranza perché grazie al digitale le vendite hanno ripreso a salire, lo streaming ha riportato alla luce anche tante cose del passato. Il talent invece è un’arma a doppio taglio, per andarci devi sapere chi sei. Se vai a 18 anni i meccanismi della tv vorranno importi il loro stile, se lo fai a una certa età riesci a rimanere più integro»

Ma se un giorno una delle tue due bimbe ti dicesse che vuole partecipare a un talent?

«Le risponderei che la facoltà di Veterinaria è bellissima! (ride). Scherzo, se sarà vero è ok, ma la mia rubrica la terrò chiusa, perché già avrà un cognome importante. Io poi voglio che le mie figlie crescano con dei valori, mio padre è operario, mia madre casalinga, ho fatto una strada lunghissima senza nessun aiuto, ma sono i percorsi più belli, te li vivi giorno per giorno con follia e determinazione»

E per il tuo futuro cosa sogni?

«Sono in un momento così felice che chiedermi come potrei essere più felice mi risulta davvero difficile»

 

Spettacolo
Bianca Chiriatti
@biancaberry88

Classe 1988, leccese, praticante giornalista. Attualmente iscritta al Master in Giornalismo di Bari, la sera mette via occhiali e iPad e si esibisce cantando nei locali con suo papà. Mancina, interista, logorroica, sogna di poter vivere parlando e scrivendo di musica e spettacolo, anche se per amore ha cominciato ad appassionarsi di tecnologia e innovazione. Già nello staff di TedxLecce e Medimex, sguazza con piacere nel mondo dei social network, specialmente di Twitter, grazie al quale si è guadagnata diverse ospitate in radio, la pubblicazione di un racconto e una tesi di laurea sul magazine Rolling Stone, redatta insieme a due critici musicali di Repubblica. Fra i suoi scheletri nell’armadio ci sono la paura degli insetti e un video su YouTube da più di un milione di visualizzazioni, in cui fa un’esibizione di cup song insieme a sua sorella Martina. Ah, occhio a parlare in inglese in sua presenza: è laureata in Lingue e spietata quando c’è da correggere una pronuncia.

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