Reportage

La Finanza nel quotidiano: tra gioie e dolori

La Finanza nel quotidiano: tra gioie e dolori
Paolo Cocuroccia

Mentre scrivo, e mi arrovello su come impostare il pezzo, non posso fare a meno di pensare al quindicenne morto suicida il 13 febbraio scorso, a causa di qualche grammo di hashish. E allora mi chiedo se il finanziere che ha perquisito l’appartamento, che ovviamente stava svolgendo il suo lavoro, magari avrebbe potuto essere un po’ più gentile e sdrammatizzare sull’accaduto.

«È stata la mamma del ragazzo a rivolgersi a noi, quella stessa mattina venendo in caserma, perché non sapeva più cosa fare. Aveva provato tante volte a cercare di convincerlo a smettere ma non sapeva più come fare». Sarà stata anche la madre a denunciarlo, sì, ma il virgolettato fa venire i brividi. Perché tutto questo drammatizzare ha portato in effetti lo studente a smettere di fumare. Ora che è sotto terra non fumerà davvero più.

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Non posso che essere d’accordo con Pasolini, quando diceva, a proposito della polemica tra studenti e forze dell’ordine: «Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano». E i finanzieri che ho conosciuto a bordo del pattugliatore Barbarisi sono appunto persone semplici, con stipendi decisamente bassi per i sacrifici che fanno.

Capita che non dormano per giorni. I loro turni sono massacranti e non hanno orari. Può capitare che il pattugliamento duri anche più di 48 ore. E allora non è anormale vederli addormentarsi sul tavolo del “soggiorno”, dove si mangia. Crollano come foglie secche, in autunno, ed è quasi romantico vederli resistere fino all’ultimo, con gli occhi che si chiudono da soli. E se davanti c’è il colonnello, che magari si sincera del loro stato e li invita a farsi un riposino, insistono sempre che non ne hanno bisogno. Ma gli occhi non mentono, mai!

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Il colonnello Maurizio Muscarà si sfoga, in un crescendo rossiniano, dicendo che uno stipendio da 1500 euro non è sufficiente per la vita che fanno. E allora viene spontaneo chiedere se ci sia qualcuno che fa il doppio gioco. Il colonnello fa un respiro profondo, prende quasi tutta l’aria della nave e sceglie di sbottonarsi: «Certo – si sfoga – esiste e come il pericolo di avere doppiogiochisti nell’arma. Mi è capitato di vedere un collega di lunga data andare in prepensionamento e collaborare col nemico. Piange il cuore, ma che bisogna fare?». Il colonnello ci ruba il lavoro e inizia a fare domande. Ma non siamo noi a poter dare risposte.

E dopo una lunga notte passata a inseguire l’imprendibile “primula rossa”, la domanda sorge spontanea. Vale la pena dispiegare uomini e mezzi alla caccia di un uomo che trasporta da una costa all’altra kg e kg di erba? Soprattutto considerato che l’equipaggio potrebbe essere impiegato in situazioni ben più gravi e pericolose?

Non è necessario scomodare Cantone, né Gratteri, per capire che forse bisognerebbe fare un passo verso il futuro: l’autoproduzione. Un paio di piantine a persona sarebbero la vera marijuana terapeutica contro questo tipo di mafie.

 

Video a cura di Paolo Cocuroccia e Luca Losito

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Paolo Cocuroccia

Romano da sette generazioni, caustico, autoironico e con una vena di romantica follia, ha fatto il mediatore culturale fino al 2009, quando viene coinvolto da Bocconetti e Sansonetti nella redazione de Gli altri. Laureato alla Sapienza di Roma con una tesi in modelli di democrazia digitale, collabora con Huffington Post di Lucia Annunziata. Da sempre affascinato dall'estero, è stato diversi anni delegato ufficiale all’internazionale pirata, inviato negli States per conto di "Tutto mercato web" e "Tennis World Italia", addetto stampa del servizio civile austriaco e tuttora Camp leader e formatore nel servizio civile internazionale.

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