Inchieste

Il “daspo urbano”: il nuovo volto dell’ostracismo

Il “daspo urbano”: il nuovo volto dell’ostracismo
Davide Impicciatore

Nella Grecia del V secolo a.C. un cittadino poteva venir allontanato per dieci anni se considerato nemico della polis

Daspo, esilio o ostracismo: cambia nome, ma i metodi per isolare la cultura divergente rispetto ad una cultura omologante e dominante sono sempre gli stessi.

Nell’antica Grecia, tra gennaio e febbraio di ogni anno – quando la sospensione dei lavori in campagna consentiva una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita pubblica – gli Ateniesi si riunivano in assemblea per decidere se attivare o no la procedura dell’ostracismo, antica pratica che qualcuno ha accostato a quella del cosiddetto “daspo urbano”.

  • Significato

La parola ostracismo viene dal greco òstrakon, e significa letteralmente “conchiglia”. In particolare, ad Atene, òstrakon era il frammento di ceramica o terracotta sul quale ciascun cittadino scriveva il nome di un altro cittadino considerato “nemico” degli interessi della città.

  • Il funzionamento e le conseguenze

Dopo una prima assemblea preparatoria e generica (per alzata di mano e senza fare nomi), veniva autorizzata e convocata quella vera e propria.  Per essere valida questa doveva raggiungere il quorum del 20% circa dei cittadini (su 30.000 abitanti, ne servivano almeno 6.000). In nessuna delle due assemblee era previsto il dibattito, anche se, grazie ai tempi dilatati, i cittadini potevano discutere tra loro – in modo informale – sull’eventualità di ostracizzare o meno qualcuno.

Il cittadino il cui nome risultava scritto sulla maggioranza assoluta degli òstraka doveva abbandonare la città entro dieci giorni e per la durata minima di dieci anni (se il popolo non acconsentiva ad un suo ritorno anticipato).

  • Storia e finalità

Secondo Aristotele, questa pratica fu inventata da Clistene nel 510 a.C. L’ostracismo – così come lo intendevano gli Ateniesi – non era un esilio, che invece era perpetuo e prevedeva una sede fissa. Per quasi tutto il V secolo il popolo ne fece ampiamente ricorso, soprattutto per proteggere l’equilibrio democratico contro le ambizioni dei personaggi che facevano un uso spregiudicato del proprio prestigio e della propria influenza.

  • I casi noti

La sanzione era pensata come una misura di precauzione a difesa della città e non aveva nulla d’infamante: l’ostracizzato non subiva la confisca dei beni e la sua famiglia non era disonorata. Il caso di Aristide è esemplare: ostracizzato nel 482 a.C. per aver ostacolato il potenziamento della flotta promosso da Temistocle (a sua volta ostracizzato nel 471 a.C.), fu richiamato nel 480 e divenne protagonista della memorabile vittoria di Platea del 479 durante le guerre persiane.

Plutarco racconta che Aristide “il giusto” fu ostracizzato solo perché considerato un potenziale tiranno. Tra gli altri nomi noti che furono ostracizzati ci sono Ipparco di Carmo nel 487, Megale (figlio di Ippocrate) nel 486, Santippo (padre di Pericle) nel 484 e Cimone nel 461 (accusato da Pericle di essere alleato di Sparta).

Oggi alle “conchiglie” si sono sostituiti i “fogli” di via e il Daspo, ma il metodo, cioè l’isolamento e l’allontanamento di chi manifesta il dissenso politico, rimane lo stesso di sempre. E come sempre, autoritario.

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