Reportage

Dalla Puglia a Sky Sport 24 (e ritorno!)

Dalla Puglia a Sky Sport 24 (e ritorno!)
Vincenzo Murgolo

Due mesi intensi nella casa dello sport

 

Immaginate di catapultare per due mesi un praticante giornalista che mangia pane e sport in una delle più importanti redazioni sportive che ci siano, quella di Sky Sport 24. Poi aggiungete una grande quantità di eventi sportivi: per il calcio Serie A, Champions League, Europa League, Europei Under 21, Confederations Cup, il ritiro dal calcio giocato di Francesco Totti, il trentesimo compleanno di Leo Messi e le tante storie legate al calciomercato; poi gli Europei femminili di basket, il ciclismo con Giro d’Italia e Tour de France, il tennis con il torneo di Wimbledon e i Mondiali di Formula 1 e moto. Mescolate il tutto, non prima però di aver aggiunto una significativa dose di entusiasmo, voglia di imparare e di far bene.

Questa la ricetta dei miei due mesi di stage. Due mesi a contatto con veri e propri mostri sacri del giornalismo sportivo in una realtà dove la qualità è il requisito fondamentale e l’errore il nemico pubblico numero uno.

Un percorso nel quale non sono mancate né la paura iniziale, provata al momento di entrare in un edificio enorme come quello di via Monte Penice a Milano, né la stanchezza, figlia di otto ore quotidiane passate correndo dal proprio pc alla sala montaggio (intervallate, magari, con un passaggio dal desk centrale per ricevere istruzioni dal caporedattore di turno) per consegnare servizi, interviste, macchie o altri contenuti entro i tempi richiesti, né la fisiologica paura di commettere errori.

 

 

 

Questi due mesi, tuttavia, sono stati anche un grande mosaico del quale l’esperienza in redazione ha rappresentato il tassello più significativo. Insieme a questi c’è stato l’aver ritrovato alcuni dei colleghi con i quali in questi due anni si è condiviso un percorso formativo (e non solo!) e amici di una vita trasferitisi per ragioni lavorative o di studio. Il tutto in una cornice, quella di Milano, con cui c’è un rapporto che dura ormai da sette anni, ovvero da quando ho lasciato per la prima volta la Puglia per frequentare l’università. Senza dimenticare la trasferta a Napoli per ritirare un premio giornalistico prestigioso e che testimonia che la strada intrapresa è quella giusta, sebbene ancora lunga e impervia.

Il mio intervento durante la cerimonia del Premio Internazionale di Giornalismo Sportivo “Antonio Ghirelli” (terza edizione)

 

 

Il 3 luglio, con il volo che mi ha riportato nella “terra natia”, quest’esperienza breve ed intensa si è conclusa. Al momento dell’imbarco la mia valigia rispettava le condizioni di peso e dimensioni indicate. Ma devo confessare che un altro bagaglio, quello delle competenze e delle emozioni, era decisamente più pesante rispetto al viaggio d’andata.

Reportage
Vincenzo Murgolo
@VincenzoMurgolo

Nato a Bitonto il 21 giugno 1988, ha il privilegio di compiere gli anni nello stesso giorno in cui li compie tale Michel Platini. Maturità scientifica e laurea ottenuta in scienze della comunicazione con una tesi di laurea dal titolo “Giornalismo sportivo. Tra tradizione cartacea e innovazione online”. Giornalista pubblicista dal 2013, è attualmente iscritto al Master in Giornalismo dell’Università di Bari. Amante del calcio e juventino doc, ha lavorato come addetto stampa per la squadra di calcio del proprio paese e, dopo aver collaborato con Calciomercato.com (sito allora diretto da Xavier Jacobelli), da un anno impegna i propri weekend indossando cuffia e microfono per raccontare ciò che accade sui campi della Lega Pro. Nel maggio del 2015 ha partecipato, in qualità di speaker, alla realizzazione della fase interna della Gazzetta Cup (torneo di calcio giovanile patrocinato dalla Gazzetta dello Sport) e un mese più tardi ha fatto parte dello staff della finale nazionale svoltasi allo stadio Olimpico di Roma. Altre passioni: la lettura, la fotografia, i social network (dategli un tweet da scrivere e vi solleverà il mondo!), la buona cucina e la buona musica. La serata perfetta è quella in cui ci sono le ultime due cose citate, magari con l’aggiunta della giusta compagnia e di un buon bicchiere di vino

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