Reportage

Redattore Sociale, una missione oltre il giornalismo

Redattore Sociale, una missione oltre il giornalismo
Paolo Cocuroccia

Il giornalismo è servizio. Lavorare per l’agenzia Redattore sociale lo è all’ennesima potenza. Il racconto di due mesi di lavoro e passione

Lavorare per Redattore Sociale non è come lavorare per qualsiasi altra agenzia. Non si parla semplicemente del fatto, crudo e semplice. Si va oltre, nel vero senso della parola: più che nel fatto in sé, si scava nelle esperienze e nelle emozioni dei protagonisti. E’ come una missione. Non si tratta del classico lavoro di report giornalistico. E’ decisamente più umano, più nobile, più “sociale”. Sarà che i temi trattati ti invogliano a essere più attento a certe dinamiche, dando più spazio alla sensibilità che alla logica del mero prodotto da portare a casa. Intendiamoci, stiamo sempre parlando di un’agenzia. E come tale, alla base c’è sempre la notizia. Ma il contesto è completamente diverso: emarginati, associazionivolontari, migranti, detenuti, persone con disabilità e senza dimora, questi sono i protagonisti di Redattore Sociale. Ed è sviluppando le storie di questi protagonisti che viene fuori l’agenzia.

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La fine dello stage, sempre sperando che sia solo un arrivederci

La vita in redazione

La giornata in redazione è quasi sempre tranquilla: si attacca alle 10 e si stacca alle 18. Ma io uscivo molte volte. Ho avuto l’opportunità di seguire convegni ovunque: dalle puzzolenti palestre dei licei romani, fino ai più lussuosi hotel del centro storico; dalle umili parrocchie di periferia, fino alla Camera dei Deputati. Questo mi ha permesso di entrare in contatto con decine di associazioni, fondazioni e aziende, e di ricevere così anche un paio di offerte di lavoro, che ora sto valutando. E tutto questo lo devo solo allo stage. Perché se avessi scelto di andare in una testata generalista, probabilmente non avrei avuto il privilegio di girare così tanto e di entrare a stretto contatto con una realtà così viva.

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Pier Paolo Baretta, sottosegretario del Ministero dell’Economia e della Finanza

La ludopatia, il proibizionismo e Agimeg

Mi sono occupato anche di ludopatia, la dipendenza dal gioco. Questo mondo mi ha permesso di conoscere Agimeg, una delle più grandi agenzie del gioco in Italia. La collaborazione con l’agenzia mi ha fatto capire che il gioco è una questione molto complessa. Non è solo uno schierarsi tra pro e contro. Anzi, c’è da capire che schierarsi tra i proibizionisti, proponendo di rimettere il gioco nell’illegalità, significa rimettere tutto nelle mani della criminalità organizzata. Esattamente come per la prostituzione e la tratta, e a questo proposito vale la pena citare la ricerca del prof. Francesco Carchedi, dell’Università “Sapienza” di Roma, che evidenzia come in Italia più del 98% delle donne sul marciapiede è vittima di tratta. Perché levare migliaia di donne dalla strada equivarrebbe a colpire duro le mafie, togliendo loro una potenziale fetta di mercato, oltre che salvare delle persone innocenti da un gioco più grande di loro. E anche la regolamentazione del gioco d’azzardo le ha colpite duramente. E le ha colpite proprio dove fa loro più male: a livello economico. Il gioco infatti ha generato un indotto nell’ultimo anno di 96 miliardi di euro, che equivale più o meno a 10 miliardi di gettito fiscale. Soldi che sono stati sottratti alla criminalità e che sono diventati servizi ai cittadini. Un politico che prende laicamente il problema è Pier Paolo Baretta del Pd, ex sindacalista e sottosegretario al Ministero dell’Economia, che invita a non sostenere il proibizionismo e nemmeno un liberalismo sfrenato. Attualmente purtroppo i regolamenti spingono le sale giochi in aree concentrate, come le periferie disagiate o dei comuni lontani dalle metropoli, che diventano dei ricettacoli di giocatori incalliti e degrado: “Basta zone di serie a e di serie b – ha detto più volte il sottosegretario – basta con la via Condotti delle agiatezze e il Tiburtino dei dannati. Ci vuole più equilibrio”.

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Aula della Commissione europea sulla riforma di Dublino

Al Parlamento Europeo

Ma forse l’opportunità più importante che mi ha dato lo stage, è stata quella di tornare al Parlamento Europeo per la presentazione della riforma di Dublino. Occuparmi di migranti con Redattore Sociale, a quanto pare, mi ha permesso di essere letto evidentemente anche da Bruxelles. Così sono stato contatto direttamente dall’ufficio stampa del Parlamento europeo per partecipare a dei seminari sulla “contro-riforma” di Dublino, che a quanto pare stravolgerà completamente il concetto di migrazione e accoglienza per gli stati membri dell’UE. Un’esperienza pubblicata anche sul Tacco d’Italia. Abbiamo avuto la possibilità di intervistare politici di ogni paese e schieramento e di confrontarci anche con i loro esperti uffici stampa. Ad ogni modo, ho fatto questo master proprio per ricevere offerte di lavoro. E l’obiettivo in effetti è stato pienamente raggiunto.

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Palazzo Altiero Spinelli del Parlamento Europeo
Reportage
Paolo Cocuroccia

Romano da sette generazioni, caustico, autoironico e con una vena di romantica follia, ha fatto il mediatore culturale fino al 2009, quando viene coinvolto da Bocconetti e Sansonetti nella redazione de Gli altri. Laureato alla Sapienza di Roma con una tesi in modelli di democrazia digitale, collabora con Huffington Post di Lucia Annunziata. Da sempre affascinato dall'estero, è stato diversi anni delegato ufficiale all’internazionale pirata, inviato negli States per conto di "Tutto mercato web" e "Tennis World Italia", addetto stampa del servizio civile austriaco e tuttora Camp leader e formatore nel servizio civile internazionale.

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