Reportage

#Vitadastagista, quando l’avventura è una routine

#Vitadastagista, quando l’avventura è una routine
Graziana Capurso

Drin Drin
Spegni la sveglia
Apri gli occhi
Giù dal letto
Caffè
Corri
Metro 1
Metro 2

Fermata Cimiano
Redazione

Saluti

Sorrisi

Caffè
Pc
Scrivi
Scrivi

Scrivi

Riunione

Risate

Battute

Merenda
Tic tac: il tempo vola
Pausa pranzo
Caffè
A lavoro

Scrivi

Scrivi

Scrivi
Tic tac tic tac

18.18

 

Il tran tran quotidiano di una stagista in una città frenetica come Milano è questo. Ti alzi la mattina con la speranza negli occhi, consapevole che non saprai mai quello che ti potrà succedere. Soprattutto quando lavori in un’agenzia. Già perché se il web è l’immediatezza, la televisione è l’immagine, la radio è la voce e il quotidiano il retroscena, l’agenzia è la materia prima. E’ lei che plasma la notizia e la dà in pasto ai media, suoi fratelli e sorelle. L’agenzia è un po’ come un ossimoro: lenta e veloce. In questi due mesi a LaPresse ho imparato che è vero che chi tardi arriva male alloggia, ma ho capito anche che non sempre bisogna tagliare per primi il traguardo. La notizia va colta, compresa, verificata e solo dopo tutti i controlli del caso lasciata libera di raggiungere il pubblico. Qui la parola chiave è pazienza, perché chi sa aspettare riesce alla fine a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle, ma ci vuole anche intuizione, perché se lo si fa nel minor tempo possibile è ancora meglio. Dare una notizia per primi è come partecipare ad una gara: senti l’adrenalina che ti sale mentre corri, ma devi stare attento a non mettere i piedi in fallo, altrimenti è finita.

 

A livello formativo l’esperienza a Milano è stata davvero a 360°: grazie alla natura multimediale di LaPresse sono riuscita a sperimentare sia la realtà testuale, in cui si svolge il lavoro vero e proprio dell’agenzia di stampa, sia la realtà multimediale in cui la velocità e la curiosità la fanno da padrona. Ho scritto tanto, anzi tantissimo. E devo ringraziare chi mi ha concesso la possibilità con pazienza, fiducia e disponibilità, di buttarmi a capofitto in un campo che non sentivo mio, ma in cui sono riuscita subito ad ambientarmi.  Qui sono diventata GRC, la mia personale sigla con cui mi firmavo, e grazie a Tosca e Norma ho riscoperto il dono della sintesi (per chi se lo chiedesse queste due signorine non sono due persone, né due famose opere, ma si tratta delle piattaforme usate in redazione per scrivere i take di agenzia).

La postazione di lavoro dell'agenzia testuale

La mia postazione di lavoro dell’agenzia testuale

Il motto di LaPresse è “less is more” e devo ammetterlo, dopo averlo ripetuto a memoria giorno e notte, è diventato un po’ anche il mio mantra. Scrivere i lanci per il flusso d’agenzia è stato un allenamento intenso, a volte quasi meccanico, ma indispensabile al fine dell’esame di stato. Per l’esattezza in questo periodo ho tirato fuori dal cilindro 1678 lanci (tra cui molti focus e previsti, ossia articoli brevi sui temi più disparati). Fidatevi, ho tenuto il conto. In redazione non sono mancate le uscite, la voglia di andarsi a prendere la notizia con le proprie mani anche solo passando metà mattina facendo il giro di nera al telefono con le forze dell’ordine, i politici o i sindacalisti di turno, per non parlare della “fortuna nella sfortuna” di trovarsi al posto giusto nel momento giusto (come quando la metro si è bloccata per ore a causa di un cane disperso in galleria e mi sono ritrovata ad improvvisare lanci da inviata sul posto). Perché se c’è una cosa che ho assimilato è che in agenzia il segreto sta proprio nel dare la notizia così com’è: nuda e cruda. Alla fine il nostro lavoro è tutto qui: una traduzione continua dal burocratichese ad un linguaggio comprensibile, chiaro, diretto per tutti, dal panettiere sotto casa al neurochirurgo.

E se da una parte le mie dita ticchettavano incessantemente sulla tastiera, passando in un battito di ciglia da una notizia di cronaca ad una di esteri, dall’altra due maxi schermi mi attendevano mentre cercavo freneticamente video freschi di giornata e notizie clickbait (cioè notizie “acchiappa click”), da trasformare in videonews da 35 secondi, tutte scritte, montate su Premiére e inserite direttamente dalla sottoscritta sulle piattaforme Mediaport e DotM, in tempi record. Sì, perché l’informazione 3.0 ormai pretende anche una certa dose di svago. E quale modo migliore di accontentare gli user se non realizzando centinaia di clip una più sfiziosa dell’altra da sbirciare sui principali siti d’informazione nazionale?

E’ tutta una questione di tempo. Il suo ritmo in redazione è strettamente correlato al flusso di notizie: buone, cattive, inaspettate, pronosticate. Ora è lento come una lumaca, ora sfreccia come una Yamaha all’ultimo giro nella MotoGp. All’inizio bisogna abituarcisi, ma poi è così divertente che difficilmente riesci a fermarti.

Una piccola parte della redazione di LaPresse

Una piccola parte della redazione di LaPresse

Voglio ricordare questi due mesi a LaPresse così: pieni, dinamici e umani. Con il monitor che ogni tanto si spegne, le risate, i caffè offerti e le canzoncine cantate sottovoce tra un lancio e l’altro, accompagnata dai consigli di colleghi giovani e meno giovani, tutti professionisti appassionati, che nella loro semplicità mi hanno trasmesso curiosità e voglia di migliorare. Due mesi, sono solo 60 giorni, che saranno mai? Se li vivi nella quotidianità, nella fregola dell’abitudine, niente. Ma quando in due mesi hai l’occasione di sperimentare tanto e in maniera così variegata, è proprio lì che capisci che forse sei davvero sulla strada giusta. Che non importa di cosa ti occupi (che sia esteri, cronaca, politica, sport, gossip o economia poco importa), ma di come te ne occupi. Di quanto cuore, testa e anima ci metti. Perché la verita è una sola: scegliamo questo mestiere perché abbiamo fame, perché ci rende vivi, perché ci rende speciali, perché ci permette di fare, vedere e raccontare cose che altri possono solo immaginare. Perché alla fine per noi giornalisti l’avventura è la nostra routine.

 

 

Graziana Capurso

Reportage
Graziana Capurso
@Gracy22Gracy

Graziana Capurso, 23 anni from Acquaviva delle Fonti. Giornalista pubblicista, aspirante professionista con in tasca una laurea in Lettere, attualmente iscritta al Master Biennale di Giornalismo dell’Università di Bari. Un po' Peter Pan un po' Alice nel Paese delle Meraviglie, è nata nell'epoca sbagliata e freme all'idea di diventare un' inviata speciale (quella con la I maiuscola). Ama viaggiare, non solo con la fantasia! Pronta a girare il mondo armata di carta, penna (o forse sarebbe meglio dire pc) e macchina fotografica per raccontare, con la sua personalissima lente l'ingrandimento, vita, morte e miracoli di popoli e paesi lontani. Bibliofila per ossessione, rompiscatole per diletto, naif per scelta. Ha una passione smodata per il vintage e colleziona oggetti rétro. Morbosamente curiosa, perennemente insicura, costantemente a caccia di chiacchiere e particolari. Unico (?) tallone d'Achille? La matematica!

More in Reportage

skytg24

All news, all night

Annarita Amoruso5 settembre 2017
img-20170628-wa0010

Redattore Sociale, una missione oltre il giornalismo

Paolo Cocuroccia12 luglio 2017
ok12

Milano, fermata Cimiano: due mesi all’agenzia LaPresse

Davide Impicciatore12 luglio 2017
repu20

Repubblica Bologna, sulle ali del web

Tommaso Felicetti12 luglio 2017
Al Palalottomatica di Roma per il concerto di Ariana Grande

Radio Capital, una “vox” per tutti

Maila Daniela Tritto12 luglio 2017
La redazione di Sky Sport 24 in via Monte Penice (zona Rogoredo) a Milano

Dalla Puglia a Sky Sport 24 (e ritorno!)

Vincenzo Murgolo12 luglio 2017
immagineqaq

Sky Sport 24, la mia passione minuto per minuto

Luca Losito12 luglio 2017
capital3

A Radio Capital, lo stage è con “l’accento”

Bianca Chiriatti12 luglio 2017
Villa Roth Occupata

Villa Roth, il bene pubblico rimosso

Graziana Capurso21 aprile 2017