Reportage

All news, all night

All news, all night
Annarita Amoruso

La prossima settimana farai la notte. Dobbiamo prepararti alle procedure di emergenza“: niente Nasa, Intelligence o Cia. Semplicemente SkyTg24.

Newsroom- SkyTg24, Roma

Newsroom- SkyTg24, Roma

Dopo due mesi, da buona e brava stagista in turno centrale in redazione (9,00-17,00), il picco dell’adrenalina: ” Starai da sola di notte, con un montatore. Scriverai delle macchie per la prima scaletta dell’alba e chiuderai i servizi che arrivano dall’estero. Manderai in onda tutto quello che di nuovo c’è. Sai come funzionano i ticker?”.

Non ci avete capito niente vero? Bene, è quello che ho provato io. Ora vi racconto.

Uno stagista di Skytg24 a Roma ha una vita frenetica, ma allo stesso tempo abitudinaria. Si sveglia alle sette, prende i tristi mezzi romani, arriva in via Salaria 1021 (non in ritardo perché si è svegliato alle sette apposta), entra in redazione alle 9,00 e si mette subito a lavoro per la messa in onda del telegiornale. C’è chi è in redazione già dalle 5 del mattino, quindi non si ha il tempo di ingranare lentamente: si scrivono le macchie che legge il conduttore, le famosissime notizie brevi, si fanno i titoli, si tagliano delle dichiarazioni, si preparano fascioni e sottopancia (e occhio ai refusi), si controllano i codici da assegnare ad ogni elemento della scaletta e ci si accertata che corrispondano a quelli dati al montatore. Altrimenti a saltare è proprio la scaletta.

Un lavoro frenetico, ma abitudinario: “Parla Renzi; ora Gentiloni; sull’agenzia Reuters c’è Trump; prendi il servizio dell’inviato sulle Organizzazioni Non Governative; H24 ci da il segnale sulla conferenza stampa, occhio a quando arriva, parla il Pubblico Ministero; è morto quello, sta male quell’altro, è indagata la Raggi“, e così via. E così ogni mezz’ora, per ogni edizione del tg, tutti giorni.

Frenetico, ma abitudinario.

Quasi tutto quello che uno stagista fa in redazione viene monitorato dal capo redattore in turno. Tutto, dalla scelta di un’immagine, alla qualifica da inserire in un sottopancia per un’intervista. E viene visionato dopo averlo prodotto, ovviamente. Ma all’inizio nessuno, o quasi, ti dice come lo devi produrre, in che modalità, con quali strumenti (sopratutto se lo si fa per la prima volta).

– “Annarita per favore fammi un fascione

-“Va bene“.

Mi fermo. E penso: “Come si fa? Non posso chiedere. Che figura ci faccio?! Annarita vai a prendere il manuale aziendale. Leggi e fai presto che tra poco si va in onda. Corri”.

Sei solo tu, solo con te stesso nella tua postazione, nonostante intorno a te ci sia una marea di gente. Solo così nella frenesia, nell’adrenalina, mista ad attacchi di panico, impari che nel sottopancia di una corrispondente di Sky a Bari dovrai scrivere comunque al maschile “il corrispondente Pinc* Pallin*” e che se la stessa persona si sposta da Bari a Monopoli (Ba), il sottopancia va modificato in “inviato”.

Solo così capisci che “smanettare” un po’ su Inews (piattaforma di lavoro), e rubare con gli occhi e apprendere dagli altri, ti farà imparare cose che non ti usciranno mai più dalla testa, nemmeno se lo vuoi.

Dopo due mesi così, sei inarrestabile, sfrecci. Vai più veloce di una Ferrari: salti pranzi, vedi gente, senti voci. Quindi, quando ti dicono:”La prossima settimana farai la notte. Dobbiamo prepararti alle procedure di emergenza“, sapete cosa accade?! Depressione, cronica.

Ricomincia il panico, l’ansia da prestazione da primo giorno, ma questa volta non perché non sai come si lavora, ma perché tutto quello che accade di notte grava sulle tue spalle. Non c’è nessuno a cui appoggiarsi. Sei solo con te stesso, ma questa volta non in senso metaforico, in senso letterale.

Solo tu e l’operatore di montaggio. Solo tu e le agenzie. Solo tu e le macchie da scrivere, tu e il tuo primo pezzo da speakerare, firmare e mandare in onda all’alba. Intorno a te una marea di monitor spenti e postazioni vuote. Sei solo tu e la speranza che a nessuno venga in mente di fare un attentato, perché altrimenti è proprio lì che devi avviare l’inquietante procedura di emergenza:

scrivere l’ultim’ora; scrivere la notizia maxi super breve che scorre in basso (ticker); contemporaneamente contattare il capo redattore che è stato in turno all’una di notte (perché magari può essere ancora sveglio) e se non risponde contattare quello che sarà capo redattore in turno all’alba.

Se la notizia diventa sempre più grave e ci sono feriti, morti, e chi più ne ha più ne metta, in quel caso non c’è capo redattore che tenga: va chiamato direttamente il direttore. Che a sua volta sveglierà tutti, giornalisti, conduttori spedirà inviati in missione, e a sua volta ti chiederà di iniziare a mandare in onda tutto quello che c’è. E va da se capire che sbagliare in caso di emergenza può far giocare anche il futuro.

Nonostante la fastidiosa pressione, avvicinarsi al fatidico giorno – da me ribattezzato come “tutte le notizie, per tutta la notte” – è stato divertente. I consigli dei colleghi, la preoccupazione di alcune (poche) colleghe donne, madri: “Mi raccomando riposa prima della notte, poi attenta dopo il turno; abbassa i finestrini in auto così eviti i colpi di sonno; l’abbiamo fatto tutti tranquilla, andrà bene“, in fin dei conti non ti fanno sentire poi così sola.

Ed è vero: la notte in redazione è una delle esperienze più belle. Sei tu con il tuo lavoro, la tua concentrazione, la voglia di scrivere e di essere precisa, di approfondire la notizia. Nessuna frenesia e nessuna abitudine. Ma calma e prontezza all’imprevisto.

Cronaca, esteri, politica, ogni notte notizie diverse, ogni notte tiri le somme della giornata, ogni notte hai il dovere di dare l’ultimo aggiornamento. Tu sei l’informazione dell’alba per chi, appena sveglio mentre beve il caffè, vuol sapere che accade nel mondo. Tu sei la penna in bocca al cittadino: tu sei motivo di dialogo, discussione, sei il “stamattina al tg ho sentito che”. Sei tu.

E il sonno, la stanchezza e il fatto che tu abbia scombussolato la tua giornata, o che tu debba addormentarti alle 7,00, e che tu sia ancora un praticate, passano in secondo piano.

Sei un giornalista. E chi ti ha seguito lo sa.

Reportage
Annarita Amoruso
@AnnaritaAmoruso

Annarita Amoruso di Loseto, quartiere che per la distanza può essere definito periferico, ma che in realtà appartiene ancora al Comune di Bari. Danzatrice dai 5 ai 23 anni, dal ventesimo anno ad oggi (dopo aver esplorato ogni evoluzione e trasformazione dei sensi legata alle emozioni della danza) ha deciso di dedicarsi al suo futuro lavoro, ovvero quello di giornalista. Laureata in scienze della comunicazione e attualmente praticante del Master in Giornalismo di Bari, cerca di affrontare ogni singola giornata come fosse l’ultima. Testarda quanto basta, schietta in abbondanza, sognatrice illimitata. Tende ad unire piuttosto che dividere, dotata di un forte spirito di gruppo. Punti critici: impulsiva, testarda, eccessivamente sensibile.

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