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Dall’Ilva all’ArcelorMittal

Dall’Ilva all’ArcelorMittal

Taranto, 28mar. – Fondata a Taranto come Italsider nel 1961 e acquistata nel 1995 dalla famiglia Riva, l’azienda colosso della siderurgia italiana finisce sotto inchiesta nel 2012 per disastro ambientale, poi commissariata e acquisita da ArcelorMittal.

La città pugliese fu scelta come sede per le sue aree pianeggianti e vicine al mare e per la disponibilità di calcare.

Lo stabilimento si occupa principalmente di produzione e trasformazione dell’acciaio (laminati a caldo, laminati zincati, tondo per cemento armato, barre, tubi, semiprodotti) con un fatturato di 2,2 miliardi di euro (aggiornato al 2016). Lo stabilimento di Taranto, il più importante in Italia, costituisce il maggior complesso industriale per la lavorazione dell’acciaio in Europa. Ha una superficie di circa 15.450.000 metri quadrati ed è a ridosso del quartiere di Tamburi, dove risiedono circa 18mila degli abitanti della città ionica.

Quando è nata, l’Ilva fu vista come l’opportunità per creare nuovi posti di lavoro in un Sud ad alto tasso di disoccupazione: 43.000 tra operai diretti e indotto, oltre alla possibilità di ricevere contributi statali. Attualmente gli operai sono circa 11mila.

Nel 2008, partono le prime inchieste per verificare l’impatto ambientale dello stabilimento. Nel 2012, vengono depositate presso la Procura della Repubblica di Taranto due perizie, una chimica e l’altra epidemiologica, nell’ambito dell’incidente probatorio che vede indagati Emilio Riva, suo figlio Nicola, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento siderurgico, e Angelo Cavallo, responsabile dell’area agglomerato. A loro carico le accuse di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico. Particolarmente inquinanti i 70 ettari di parchi minerali per via delle polveri, le cokerie e il camino E312 dell’impianto di agglomerazione, per quanto riguarda la diossina.

In amministrazione straordinaria dal 2015, il primo novembre 2018 Ilva entra ufficialmente a far parte del colosso ArcelorMittal. Nel gennaio 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accoglie i ricorsi presentati nel 2013 e nel 2015 da 180 cittadini che vivono o hanno vissuto nei pressi dello stabilimento siderurgico di Taranto, condannando l’Italia per non aver tutelato il diritto alla salute dei cittadini.

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