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A Hong Kong continuano le proteste Scontri tra polizia e manifestanti

A Hong Kong continuano le proteste Scontri tra polizia e manifestanti

Negli ultimi giorni a Hong Kong ci sono stati degli scontri tra la polizia e i manifestanti, che da mesi protestano contro le autorità locali, nella zona del Politecnico (sulla penisola di Kowloon), da giorni occupato dai manifestanti.
I poliziotti hanno provato a entrare nell’università domenica sera, ma sono stati respinti dal lancio di bombe incendiarie, sassi e mattoni. Gli agenti hanno circondato il campus e non hanno lasciato più uscire alcun manifestante. Tutti quelli che hanno provato a lasciare gli edifici sono stati costretti dalla polizia a tornare indietro (tuttavia, alcuni sono riusciti a scappare usando delle funi). Gli scontri più violenti si sono svolti nei ponti che collegano le strutture universitarie al resto della città. I manifestanti hanno eretto barricate per rallentare la polizia e alcuni di loro erano equipaggiati con maschere antigas e armi improvvisate, come spade e frecce. Ai lanci di mattoni e di molotov, che secondo la polizia sarebbero state fabbricate razziando i laboratori di chimica, gli agenti hanno risposto con i gas lacrimogeni, i proiettili di gomma e con dei cannoni ad acqua che lanciano un liquido blu urticante. Al momento i feriti da ambo le parti, secondo il New York Times che cita le autorità sanitarie di Hong Kong, sarebbero 38, il più grave dei quali un poliziotto colpito a un polpaccio da una freccia.


La polizia ha lanciato oggi un avvertimento ai manifestanti ancora all’interno del campus, chiedendo a “tutti quelli all’interno dell’università del Politecnico di lasciare le armi e gli oggetti pericolosi, togliersi le maschere anti-gas e andarsene in maniera ordinata” attraverso un nuovo passaggio indicato dalle stesse forze dell’ordine, ovvero il ponte sud di Cheong Wan Road. L’appello è stato diffuso dall’account Twitter ufficiale della polizia. All’interno dell’università ci sarebbe tensione tra le circa 200 persone, tra chi vorrebbe uscire e chi restare.


Dalla fine di aprile a Hong Kong centinaia di migliaia di persone stanno protestando contro il governo locale. Il tutto è nato da un emendamento a una legge sull’estradizione che, se approvato dal Parlamento, avrebbe consentito di processare nella Cina continentale le persone accusate di alcuni crimini, come omicidio e stupro. Gli oppositori hanno temuto che la legge potesse aprire la strada a un maggiore controllo della Cina sul sistema giudiziario di Hong Kong, per facilitare la repressione del dissenso politico. Dal 1997 Hong Kong (fino ad allora è stata una colonia britannica) è una regione amministrativa speciale cinese, cioè fa parte della Cina ma con una forma di autonomia. In questi mesi di protesta, i manifestanti hanno sfilato mostrando l’Union Jack, la bandiera britannica, per provocare le autorità politiche locali e cinesi. (Fonti:BBC, Il Post)

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