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Scarcerati dopo 36 anni. Erano accusati di omicidio

Scarcerati dopo 36 anni. Erano accusati di omicidio

Arrestati nel 1983 con l’accusa di omicidio volontario; scarcerati nel 2019 perché innocenti e vittime di un errore giudiziario. È questa la terribile e triste vicenda capitata ad Alfred Chestnut, Andrew Stewart e Ransom Watkins.

Arrestati 36 anni fa, ad appena 16 anni, per essere ritenuti i colpevoli dell’omicidio di Duckett DeWitt, ucciso per un giaccone della Columbia University. Fin dagli inizi del processo, i tre ragazzi si erano dichiarati estranei ai fatti tanto da rinunciare alla sconto di pena in cambio dell’ammissione della loro colpevolezza. Una sentenza durissima che li aveva condannati all’ergastolo nonostante ci fossero testimonianze che identificassero un’altra persona come il responsabile dell’omicidio. Chestnut, qualche mese fa aveva scritto una lettera alle autorità dopo aver ottenuto i documenti con i racconti di diversi testimoni ma questi erano stati ignorati dalla polizia.

Solo l’anno scorso, la procuratrice statale Marilyn Mosby aveva riaperto il caso, revisionando le prove e le testimonianze e giungendo alla conclusione che i tre erano innocenti. Non è il primo caso di questo genere in America: nel 2014 Glenn Ford è stato scarcerato dopo che, nel 1984, era stato condannato alla sedia elettrica dallo Stato della Lousiana per l’omicidio di Isadore Rozeman. Un tema, quello degli “errori giudiziari” molto sentito negli States e al quale si sta cercando di dare sempre più attenzione. Nel 2018 il colosso Netflix ha prodotto una seria intitolata “When they see us” incentrata sulla storia di cinque ragazzi afroamericani accusati di aver stuprato una donna bianca, in Central Park a New York nel 1898. Solo la confessione del reale assalitore, avvenuta nel 2002, ha permesso ai cinque di uscire dal carcere dopo 13 anni.

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