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Un miliardo per lasciare l’Ilva nel 2020 Il Governo smentisce la lettera di Mittal

Un miliardo per lasciare l’Ilva nel 2020 Il Governo smentisce la lettera di Mittal
Luigi Bussu

Il Governo ha smentito le indiscrezioni secondo cui la società franco-indiana ArcelorMittal avrebbe proposto di versare un miliardo di euro per lasciare gli stabilimenti dell’ex-Ilva di Taranto entro il 2020, dopo il “no” ricevuto dai commissari sul piano che la multinazionale aveva proposto (e che prevedeva 4700 esuberi).

È stato il presidente del Consiglio Conte, intercettato dai giornalisti, a non confermare quanto era trapelato ieri, facendo eco al Ministero dello sviluppo economico, che in mattinata aveva già smentito la notizia, aggiungendo che con l’azienda “non si è mai nemmeno parlato di una transazione economica per la sua uscita dallo stabilimento”. Conte ha ricordato che l’obiettivo del Governo è quello di “avviare una robusta e seria transizione energetica, conservare i livelli di occupazione quanto più possibile e investire ancor di più nel risanamento ambientale”. Un piano che, al momento, appare molto complicato con i negoziati ancora all’inizio. Il Premier ha anche confermato che non è da escludere l’ingresso di aziende pubbliche nella gestione della fabbrica.

A Taranto i sindacati dell’ex Ilva e dell’indotto avevano criticato duramente il piano presentato da Mittal, affermando che secondo loro avrebbe portato a una chiusura a una chiusura graduale dello stabilimento, e hanno annunciato 32 ore di sciopero a partire dalle 23. Nella giornata di oggi il pubblico ministero di Taranto ha dato parere favorevole alla richiesta di proroga presentata dai commissari dell’Ilva sull’uso dell’altoforno 2, sequestrato e dissequestrato più volte nell’inchiesta sulla morte dell’operaio Alessandro Morricella. La decisione su tale richiesta è prevista per venerdì 13 dicembre. ArcelorMittal ha sottoscritto un accordo d’affitto che prevede poi l’acquisto degli stabilimenti, da allora gestisce l’acciaieria, in amministrazione controllata dal 2012.

(Fonti: Il Post, Il Fatto Quotidiano)

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Luigi Bussu
@luigi_bussu

Riservato ma ironico, sardonico, mi piace fare le cose nel miglior modo possibile, non lascio mai indietro nessuno. Sardo di Ollolai, paese nel centro della Sardegna, isola che mi resta tatuata nel cuore ovunque vada. Classe 1991, laureato in Scienze della Comunicazione a Sassari, fin da piccolo coltivo il sogno di fare il giornalista, essendo da sempre quello polemico e controcorrente. Giornalismo per me è mettere tutto in discussione. Le mie grandi passioni sono la politica, nazionale e estera, e lo sport. Sono tifoso dell’Inter, dell’Arsenal e del Cagliari. Partner di Fortunato, un cavallo anglo-arabo sardo che posseggo da dieci anni. Sono appassionato di musica. In particolare, apprezzo chi unisce strumenti tradizionali con sonorità punk o metal.

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