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Crisi Libia: dalla “Primavera Araba” alla guerra senza quartiere

Crisi Libia: dalla “Primavera Araba” alla guerra senza quartiere
Marìcla Pastore

Roma, 8 gen. 2020 – Sirte, la città simbolo della Libia, è in guerra per il potere tra Haftar e Al Sarraj. Questi è sostenuto dal Qatar e dalla Turchia, che ha già inviato a Tripoli militari specializzati nel disturbo dei radar e nella difesa aerea. Al fianco del generale Haftar, invece, da mesi combatterebbero i contractors russi del Wagner Group. Per spiegare le origini del conflitto libico, però, è necessario fare un passo indietro di 9 anni.

È il 2011 quando a Bengasi scoppiano violente proteste contro la dittatura di Gheddafi e in generale anche sugli altri Paesi, Tunisia, Siria etc per una democratizzazione. Dopo un mese, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite autorizza una no-fly zone sulla Libia e raid aerei per proteggere i civili. I ribelli vengono respinti dalla città, da forze pro-Gheddafi meglio armate.

A luglio il gruppo di contatto internazionale sulla Libia riconosce formalmente il principale gruppo di opposizione, il Consiglio nazionale di transizione come governo legittimo della Libia. Gheddafi riesce a fuggire dopo un’irruzione dei ribelli nella sua fortezza di Tripoli.

Il 20 ottobre dello stesso anno Gheddafi viene catturato e ucciso mentre i combattenti ribelli prendono la sua città natale di Sirte. Tre giorni dopo, l’Ntc dichiara la Libia ufficialmente “liberata” e annuncia programma per tenere elezioni entro otto mesi.

Da allora si sono susseguiti gli scontri tra le diverse fazioni in campo (forze sostenute dalla Turchia, jihadisti dell’ISIS) in particolare tra il governo “riconosciuto” a livello internazionale e le forze del generale Haftar che attualmente controlla gran parte della Libia.

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