Inchieste

Fake news: la macchina del fango

Fake news: la macchina del fango
Michele Mitarotondo

La crescente preoccupazione che le fake news possano rappresentare un pericolo per democrazia, pluralismo e che siano terreno fertile per le discriminazioni ha spinto l’Agcom (Autorità per le garanzie delle comunicazioni) a redigere uno studio sulla disinformazione. Il primo rapporto su questo argomento è stato pubblicato nel 2018 e ha rivelato dati sconcertanti. Il report ha dimostrato come le fake news si siano diffuse in modo virale in corrispondenza delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. L’indagine ha evidenziato come la disinformazione sia utilizzata in modo strumentale al condizionamento delle opinioni dell’elettorato con notizie tendenziose, che mettono in moto un circolo vizioso, pericoloso per le Istituzioni e la corretta informazione.

Le fake news, una volta innestate, vengono rilanciate sulle piattaforme online anche attraverso il contributo inconsapevole degli utenti, che le condividono e le commentano sui social network. Le preoccupazioni dell’Agcom sono condivise dalle università che si occupano dello studio del fenomeno. In particolare, dalla London School of Economics che, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha svolto un’approfondita indagine dal titolo ‘Journalism in the Age of Populism’. Lo studio pone in primo piano come i contenuti più polarizzanti, scandalistici e basati sulla personalità, forniti in buona parte da una nuova leva di politici, siano in grado di dettare senza difficoltà l’agenda mediatica.

Scrive Peter Pomerantsev nell’introduzione allo studio: “Inevitabilmente, i media di qualità finiscono per riprendere questi politici, rafforzando il loro linguaggio e la loro agenda”. Il meccanismo che ne scaturisce potrebbe riassumersi così: rinunciare a pubblicare i contenuti più controversi significa rinunciare ai cosiddetti ‘click’ che, nel periodo attuale di crisi dei media tradizionali, vuol dire rinunciare a preziosi introiti. Inoltre, non pubblicare notizie che fanno leva sull’emotività, più che sulla reale informazione, significa essere accusati dal ‘popolo della rete’ di omettere ‘i fatti’. Allo stesso modo, pubblicare contenuti ‘fake’ significa piegarsi alla logica perversa della ‘dittatura delle visualizzazioni’.

 

FAKE NEWS: I NUMERI (I BIMESTRE 2019)

Il volume delle fake news è cresciuto ancora nel 2019. A rivelarlo è il Rapporto per l’Autorità per le garanzie delle comunicazioni (Agcom). Lo studio dimostra che la disinformazione online nel giorno medio del mese di gennaio 2019 è cresciuta del 10% rispetto allo stesso dato registrato nel dicembre 2018. Allo stesso modo, la disinformazione online è cresciuta del 4% nel febbraio 2019 rispetto al mese precedente.

 

CATEGORIE DELLA DISINFORMAZIONE ONLINE (I BIMESTRE 2019)

La distribuzione per categoria degli articoli di fake news online nel periodo preso in considerazione mostra una concentrazione di contenuti di disinformazione relativi alla cronaca, che rappresenta ben il 40% del totale. Seguono politica al 16%, scienza e tecnologia con il 14% e, a scalare tutti gli altri settori dell’informazione, con lo sport che chiude questa avvilente classifica al 2%.

 

TEMI DELLA DISINFORMAZIONE ONLINE (I BIMESTRE 2019)

La distribuzione delle fake news online di rilevanza europea individuati da Eurobarometro evidenzia che il tema maggiormente esposto alla disinformazione è quello relativo alla criminalità, con una incidenza sul totale pari all’11%. Subito dopo c’è l’immigrazione, al 9%, nonostante il numero di sbarchi e ingressi nel nostro Paese sia in netto calo. Le fake news hanno riguardato anche il tema della disoccupazione e hanno inciso per il 7% del totale della disinformazione prodotta nel periodo preso in esame.

 

LA MACCHINA DEL FANGO

Bersagli ‘facili’ della disinformazione sul web sono sempre più spesso gli immigrati e le donne. Sotto quest’aspetto, il 2019 è stato un anno emblematico. In Italia, nonostante il crollo degli sbarchi dal Nord Africa verso le nostre coste, l’attenzione veicolata sul fenomeno è stata gigantesca. Nello studio ‘Journalism in the Age of Populism’ si sottolinea che mai in Italia si era parlato tanto di migranti: “Questo ha coinciso – secondo la ricerca – con l’avvento del nuovo governo nel giugno 2018 e con gli sforzi del ministro degli Interni Matteo Salvini nel tenere alta l’attenzione, attraverso dichiarazioni e proposte controverse (…) I contenuti sull’immigrazione ricevono più engagement (click, commenti, condivisioni) di ogni altro argomento. (…) E i contenuti con protagonista Salvini conquistano molto più engagement di ogni altro contenuto relativo all’immigrazione”.

Emblematico il caso della nave Diciotti riportato nell’indagine: “Il Corriere ha coperto la vicenda Diciotti con dieci articoli pubblicati su Facebook, ma l’articolo che riportava il video pubblicato sul social network dallo stesso Salvini ha enormemente distanziato tutti gli altri, diventando il post con il maggior numero di interazioni nel periodo che abbiamo misurato”.

Il 2019 sarà ricordato anche per l’emergere di due personalità mediatiche molto forti: Greta Thunberg e Carola Rackete. Entrambe letteralmente bersagliate da un certo tipo di disinformazione e, sui social media in particolare, dai cosiddetti haters. Probabilmente andrebbero menzionate tante altre donne, più o meno note, come soggetti bersagliati da costante discriminazione e degli attacchi degli ‘odiatori seriali’ sui social.

Tuttavia, i casi di Greta e Carola sono particolarmente interessanti perché alla loro immagine iconica è legata quella del complottismo che cresce, vive e pasce online. Linfa vitale della moltiplicazione delle fake news. Alle imprese della giovane attivista svedese spesso si contrappongono le teorie negazioniste e complottiste sul cambiamento climatico. Su tutte citiamo un esempio che, specialmente in rete, ha avuto diffusione virale: Greta sarebbe legata ai Rockfeller, ai Rothschild e alla massoneria. Prova di siffatta cospirazione sarebbe la partecipazione dell’attivista al ‘Climate justice now’, in cui compare l’organizzazione Friends of the Earth, che ha tra i suoi fondatori David Brower, legato in passato ad un club controllato da Rockfeller. Greta ha poi preso parte anche al World Economic Forum, che rappresenterebbe l’emblema del potere dei Rothschild.

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Greta Thunberg al centro delle teorie complottiste sui cambiamenti climatici

 

Una delle storie che ha avuto maggior ‘fortuna’ nello screditare la figura di Carola Rackete è stata che i migranti, messi in salvo dalla capitana a Lampedusa contravvenendo al blocco voluto dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, non fossero in pericolo di vita. Una foto diffusa sui social, infatti, poneva in risalto le condizioni di ottima salute di cui avrebbero goduto i migranti della Sea Watch 3. Peccato che la foto in questione fosse palesemente un fake. “Come hanno fatto notare – si legge sul sito Wired.it –  I sentinelli di MilanoGiornalettismoBufale.net e molti altri, la persona in primo piano nella foto è il cantante poco conosciuto Tequila Taze (Tazerblack sui social network), presumibilmente insieme a un gruppo di amici. Una banale ricerca per immagini fatta al volo da Wired permette di sapere che la foto è negli archivi dei motori di ricerca almeno dal 15 giugno 2017, e se ne trova traccia anche su Pinterest e nell’archivio di immagini indicizzate da Google”.

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Il cantante Taquila Taze insieme ad un gruppo di amici: la foto è stata utilizzata per far credere che si trattasse dei migranti della Sea Watch 3 e screditare la figura di Carola Rackete

 

 

 

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