Inchieste

Più etica e qualità per il giornalismo. Intervista a Marilù Mastrogiovanni

Più etica e qualità per il giornalismo. Intervista a Marilù Mastrogiovanni
Anna Piscopo

Fondatrice del “Forum delle giornaliste del Mediterraneo” e del giornale d’inchiesta “Il Tacco d’Italia”, Marilù Mastrogiovanni (50 anni), salentina, vive da qualche anno sotto protezione a causa di alcune inchieste sulla Sacra Corona Unita.

Chi ti ha minacciato è riuscito a ostacolare le tue inchieste?

Si, è riuscito perfettamente. Oggi sono passati due anni dal sequestro dell’inchieste del Tacco d’Italia. Quando fai questo lavoro, metti in conto che possano arrivare delle querele. È un diritto la querela se uno si sente offeso. Fa parte delle dinamiche. Il problema è l’abuso della querela per scopi intimidatori. Personalmente continuo a registrare nei confronti dei giornalisti un’impennata di querele temerarie.

Sembra che non ci sia la volontà politica di fermare questi abusi. Perché?

Perché la maggior parte delle querele arriva proprio dal mondo dei politici, degli imprenditori cioè dal mondo dei “colletti bianchi” che è anche il mondo in cui negli ultimi 20 anni è proliferata e si è mimetizzata la criminalità organizzata di stampo mafioso. È un fenomeno stigmatizzato anche nelle relazioni delle Direzioni investigative antimafia, portato alla luce dalle inchieste della magistratura. Sono i politici e gli imprenditori che cercano i mafiosi o le persone contigue ai clan per chiedere supporto, appoggio e protezione in cambio di voti e appalti pubblici.

Come difendersi dalle querele?

Con gli strumenti del mestiere. La verifica dei fatti e l’esplicitazione delle fonti sono gli unici modi che noi abbiamo per difenderci dalle querele.

Qual è il problema oggi dell’informazione?

È venuto meno l’ancoraggio alle redazioni. Ci sono troppi free lance e pochi maestri e maestre. Poi c’è il proliferare delle carte deontologiche e di pochi giornalisti che le rispettano. L’ultima è la quella di Assisi, che è un decalogo per un giornalismo più etico. Addirittura, nel 2019, abbiamo bisogno di ricordarci che il giornalismo deve essere più etico. La Carta di Assisi ci dice di fornire sempre il contesto e i dati perché noi dobbiamo formare l’opinione pubblica dando gli strumenti ai lettori per interpretare la realtà. L’opinione pubblica non si forma con le “pillole” di notizie.

E i media pugliesi?

Il problema dei media pugliesi e di quelli italiani è che non ci sono editori puri, non ci sono mai stati. In più oggi c’è troppa ingerenza dell’aspetto commerciale sul lavoro di redazione e cci sono giornalisti meno forti economicamente. Perché se tu hai un contratto, puoi porti in maniera forte nei confronti del direttore, per esempio. Non sei sotto ricatto. È all’interno delle redazioni che c’è la prima barriera da superare. Quindi il freelance, ossia precario, è sotto ricatto prima di tutto dei vertici delle redazioni. E le notizie finiscono per essere pubblicate in modo distorto. Questo è un problema della Democrazia.

Come vedi il futuro del giornalismo pugliese?

Proiettato verso il Mediterraneo, verso l’Europa e verso i fenomeni globali che partono dalla Puglia o arrivano in Puglia. Un giornalista in grado di dialogare con altri Paesi, che conosce le lingue e che, se lavora da freelance, deve riuscire a “coprire” le tematiche che riguardano il Mediterraneo come un vero e proprio corrispondente.

Come ti vedi tra 20 anni?

Spero di riuscire a far crescere la mia casa editrice e la mia rivista nazionale che si occupa di scuola e amministrazione. Spero inoltre di riuscire ad essere libera pagando meno prezzi e di scrivere più libri. Soprattutto spero di riuscire a cogliere le sfide delle nuove tecnologie e fare inchiesta in modo diverso da quello tradizionale.

Inchieste
Anna Piscopo
@annaeditoria

Appassionata di giornalismo radiofonico, con qualche esperienza come addetto stampa. Una laurea in lettere, a Bari, e una in editoria e giornalismo, a Roma. Non saprei vivere senza la poesia, il mare e il caffè. Amo unire con le parole mondi che sembrano distanti.

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