Inchieste

Tra minacce e precarietà l’informazione in Puglia

Tra minacce e precarietà l’informazione in Puglia
Cristina Mastrangelo

Ogni giorno, in Italia, un giornalista sa che dovrà correre il doppio di ogni altro professionista per potersi vedere riconosciuta almeno metà della dignità nel suo lavoro. In un Paese in cui il giornalismo molto spesso è visto come un hobby e non come una professione, la Puglia rispetta esattamente il trend nazionale.

Anzi, il gender gap a livello regionale, a scapito delle donne, si fa ancora più accentuato rispetto al dato italiano. Infatti, secondo l’Osservatorio AGCOM del 2016, l’insieme dei giornalisti attivi in Italia è composto da 14.816 donne (pari al 41,6% del totale) e 20.803 uomini (58,4%). In Puglia, l’ago della bilancia si sposta decisamente a favore degli uomini che, nel 2019, su un campione di circa il 10% del totale degli iscritti all’Ordine, sono il 61,9% (2805) contro il 38,1% delle donne (1728).

I dati pugliesi sono stati rilevati dalla ricerca-inchiesta “Tra precarietà e minacce: lo Stato dell’informazione in Puglia” portata avanti dal Master in giornalismo dell’Università di Bari in collaborazione con il Corecom Puglia. La parte più consistente della ricerca è stata fatta attraverso la somministrazione di un questionario anonimo a tutti gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti della regione e ad Assostampa a cui hanno risposto 465 appartenenti al mondo del giornalismo pugliese. Il 10,2% del totale degli iscritti.

Oltre alla rilevante discrepanza di numero di iscritti in base al genere, i fenomeni rilevati sono altri e ben più gravi: le minacce nei confronti dei giornalisti, le barriere all’ingresso delle professioni e infine le discriminazioni nei confronti delle donne in fatto di credibilità e di salario.

Per quanto riguarda le minacce, i giornalisti pugliesi che ne hanno ricevute sono il 31,4% del campione intervistato. Secondo la media, un giornalista su tre in Puglia svolge il proprio lavoro sotto un qualche tipo di pressione. Le più diffuse sono le telefonate di diffida, ma le querele temerarie, le lettere minatorie e le aggressioni fisiche sono fenomeni che stanno avendo un’ascesa preoccupante.

Come in incremento è anche una pratica illegale a cui sono sottoposti gli aspiranti pubblicisti che, non dimentichiamo, costituiscono la parte più consistente del campione della ricerca: poco più dell’81%.

In Italia, per diventare giornalista pubblicista ci sono delle specifiche regole che poi possono anche subire delle piccole variazioni da regione a regione. Generalmente, è necessario presentare all’Ordine della propria regione la copia degli articoli pubblicati sulla testata con la quale si è collaborato, il certificato firmato dal direttore della testata che attesti la collaborazione e, cosa più importante, i documenti che accertino l’avvenuta retribuzione per gli articoli redatti negli ultimi 24 mesi. Ebbene, sempre più spesso succede che siano proprio gli aspiranti pubblicisti a dover pagare le testate per poter essere accolti nelle redazioni e svolgere il loro praticantato. In Puglia, succede anche questo.

Ma sono sicuramente le donne a subire il trattamento peggiore. Il 48% delle intervistate afferma di aver ricevuto, in fase di colloquio, domande sul proprio stato civile, su una reale o ipotetica maternità, addirittura sul reddito del proprio compagno; il 94,1% non ha mai beneficiato di un avanzamento di carriera; poco più della metà sostiene di ricoprire mansioni inferiori alla propria preparazione e il 44,7% ha sentito in redazione frasi sessiste verso altre colleghe (“…ha fatto carriera grazie ad altre doti” oppure “le donne sono soggette a sbalzi d’umore”). Tra i pochi dati positivi si rileva che il 55,9% ha dichiarato di ricevere uno stipendio pari a quello dei colleghi uomini e il 50,6% che all’interno della redazione esiste un protocollo per il corretto utilizzo del linguaggio di genere.

La seconda parte della ricerca ha previsto delle interviste ai vertici delle maggiori testate locali (tv, radio, cartaceo e web). Dalle parole dei direttori si avverte chiaramente quanto questi fenomeni siano poco avvertiti “ai piani alti”. È il cosiddetto fenomeno di scollamento tra i vertici e la manodopera. Il gender gap e in particolare il gender pay gap sono avvertiti come problemi inesistenti, che riguardano solo il passato della professione. I dati, invece, dimostrano il contrario.

Sarà difficile riuscire a imboccare una nuova strada fino a che chi dovrebbe risolvere questi problemi continuerà a ignorarli.

QUALI LE PROPOSTE?

Sulla base di quanto emerso dalla ricerca-inchiesta, si propongono due diversi tipi di output: il primo, la costituzione di un Osservatorio permanente sulla libertà d’informazione in Puglia; il secondo, l’approfondimento di nuovi format che sfruttino le potenzialità dei nuovi mezzi e linguaggi della comunicazione per venire incontro alle esigenze di approfondimento degli utenti (manifestate attraverso dei questionari sottoposti a fruitori di web e social network).

L’attivazione, da parte del Corecom Puglia, di un Osservatorio permanente rappresenterebbe un passo deciso per tutelare la categoria e depotenziare le minacce nei confronti dei giornalisti. Per quanto riguarda le nuove frontiere dell’informazione, gamification e realtà virtuale sembrano attualmente due frontiere da conquistare perché l’utenza pugliese, e di riflesso tutto il panorama degli spettatori, possano finalmente fruire di un’informazione seria e di qualità, attraverso strumenti che facilitino l’approccio alla notizia.

 

Qui, i dati e le infografiche della ricerca condotta

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Qui, l’abstract della ricerca condotta

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