(Foto: La Gazzetta del Mezzogiorno)
Occupazione di case popolari, associazione a delinquere, intestazione fittizia di attività commerciali: sono alcuni dei capi d’accusa a carico dei 34 indagati
Chiuso l’ultimo procedimento di Codice Interno, l’inchiesta sui rapporti tra mafia e politica a Bari, che aveva messo il Comune di Bari a rischio scioglimento per infiltrazioni mafiose. Trentaquattro gli indagati a cui i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino hanno notificato l’atto di chiusura delle indagini preliminari. Tra loro, molti collaboratori di giustizia.
Tra le vicende contestate, che ruotano tutte intorno al clan Parisi-Palermiti, c’è di tutto: occupazione abusiva di case popolari, intestazioni fittizie, associazioni mafiose e persino una partita di calcio truccata (Corato-Fortis Altamura, nel 2017).
Secondo gli inquirenti, infatti, la nipote ventenne del capoclan Eugenio Palermiti, Rosanne, ha vissuto abusivamente dal 2020 in un appartamento Arca (l’Agenzia Regionale per la Casa e l’Abitare, che l’ente che in Puglia gestisce il patrimonio di case popolari) in via Caldarola, nel quartiere Japigia.
Sempre Eugenio Palermiti, insieme al figlio Giovanni, è accusato di intestazione fittizia di un autolavaggio e di un fabbricato: dietro a prestanome, sarebbero stati loro, in sostanza, a gestire questi locali. Sarebbe responsabile di intestazione fittizia – questa volta di un bar, sempre a Japigia – anche Tommy Parisi, il cantante, figlio del boss Savinuccio.
Nell’atto notificato, i due magistrati antimafia ricostruiscono anche la scissione interna al clan Parisi- Palermiti, che all’inizio del 2017 aveva portato a una guerra, con tre omicidi di mafia. L’accusa è di associazione mafiosa per 12 persone, tra cui 8 ex collaboratori di giustizia.