Per città Capitale del libro 2026
sono in gara anche Nardò e Tito

di Maria Antonietta Mastropasqua

Ieri a Roma le audizioni per l’edizione 2026. La vincitrice sarà designata nelle prossime settimane

Sono state presentate ieri le 5 finaliste per la Capitale italiana del libro 2026, nella sala Spadolini del Ministero della Cultura, a Roma. Tra queste, anche due dal Sud: Nardò, nel Leccese, e Tito, paese che sfiora le 7 mila anime, in provincia di Potenza. Accanto a loro, Perugia, Pistoia e Carmagnola (Torino).

Nelle audizioni pubbliche – trasmesse anche in streaming per una diretta di 6 ore e 42 minuti – ogni finalista ha presentato il proprio progetto culturale e ne ha illustrato la visione strategica. Nelle prossime settimane sarà designata la vincitrice.

A decidere, una giuria di cinque esperti indipendenti «di chiara fama nel settore della cultura», recita il sito del ministero. Ma non finisce qui. La scelta, poi, con una relazione che la motiva, viene sottoposta al ministro della Cultura, che a sua volta la propone al Consiglio dei ministri. È il Consiglio che, in ultimo, assegna il titolo.

Alla città vincitrice spetta un contributo di mezzo milione di euro per iniziative di lettura, interventi strutturali o eventi di formazione specifica per chi lavora nella filiera del libro.

Istituita nel 2o2o, la Capitale della cultura fa parte del Piano d’azione per la promozione della lettura. Il piano, attraverso il miglioramento dell’offerta culturale, vuole combattere la povertà educativa e l’inclusione sociale. Per questo è importante che gli interventi abbiano un effetto anche nel medio e lungo termine; condizione che, infatti, è tra i 7 criteri di selezione.

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