Dal 29 settembre al 12 ottobre, nell’ex Palazzo delle Poste, in esposizione le tavole di Marìka Gravina su Vaslav Nijinsky. Lunedì prossimo, invece, la presentazione del saggio sul danzatore con le autrici Liliana Dell’Osso e Daniela Toschi
Danza, follia e colori si combinano e si disaggregano a raccontare una storia: è la vicenda del ballerino russo Vaslav Nijinsky, ed è al centro della mostra di Marìka Gravina “Psychopopart“, su cui da lunedì 29 settembre, fino al 12 ottobre, aprono i battenti dell’ex Palazzo delle Poste (ora Centro Polifunzionale Studenti) di Bari.
La follia di Nietzsche e di Van Gogh, una Nascita di Venere e una Primavera di Botticelli reinterpretate, sono solo alcune delle 23 tavole esposte. Il cuore di tutto, infatti, sono le opere sul danzatore russo che ha rivoluzionato il balletto. E non è un caso che il protagonista sia lui. Marìka Gravina, infatti, ha realizzato quelle opere per il libro Il corpo geniale. Nijinsky: percorso artistico e traiettoria di malattia mentale di Liliana Dell’Osso e Daniela Toschi. Pubblicato nel 2021, il saggio ripercorre la vita del ballerino e il corso dei suoi disturbi mentali. Sarà presentato dalle autrici, sempre a Bari nell’ex Palazzo delle Poste, il 6 ottobre alle 17,30.

Lo spiega la professoressa Dell’Osso, che, oltre a essere coautrice del libro, dal 2023 è presidente della Società Italiana di Psichiatria: «La sua vita si divide in due. I primi 30 anni conobbe un successo incredibile. Poi, l’abisso della catatonia, in una sua forma molto grave, epilogo di un disturbo mentale non curato».
Eppure se è stato un genio della danza lo deve anche a quello stesso disturbo che, trascurato (non c’erano ancora gli psicofarmaci), ha significato la sua rovina. «Nessuno di noi ha il cervello dell’atlante di anatomia: quello è un cervello platonico. Dalla neurodiversità nasce la creatività. – chiarisce Dell’Osso – Nijinskij ha ereditato dai genitori un pesante patrimonio genetico di psicopatologia. E questo da una parte ha contribuito a renderlo un genio – ha rivoluzionato la danza, prima di lui il ballerino non era più di una stampella per la ballerina – dall’altra lo ha reso più vulnerabile a impatti traumatici di eventi della vita». Mentre la professoressa va avanti col suo racconto, si accerta di essere seguita: quasi involontariamente di tanto in tanto aggiunge un «capito?», «sono stata chiara?», che tradisce i suoi decenni di insegnamento all’università.
Poi, si sofferma sul titolo, Il corpo geniale: «Potrebbe sembrare provocatorio: parlare di genio per un danzatore, metterlo a confronto con i mostri sacri della letteratura, dell’arte, della matematica. Ma sappiamo che esistono diversi tipi di intelligenza; quella di Vaslav Nijinsky era corporeo-cinestetica, che è detta la “cenerentola” delle intelligenze. È considerata di serie B, ma a torto: pensiamo alla manualità fine di un chirurgo, ecco alla base c’è la stessa intelligenza che c’è nella danza».

Perché i disegni di Gravina allora? Artista effimero, Nijinsky aveva un impresario, protettore e compagno geloso, Sergej Diaghilev, fondatore della compagnia dei Balletti russi. Diaghilev non voleva che esistessero testimonianze dei balletti di Nijinsky: né foto, né video. Qualche frammento ci è rimasto, ma è qui che interviene l’arte. «Come spieghi un balletto in cui traspare il disturbo dello spettro autistico?», chiede Dell’Osso. E così un giorno ha detto all’artista Marìka Gravina: «Interpreta tu i balletti».
Ecco che nascono le tavole della mostra: «Sono momenti dei balletti di Nijinsky – illustra l’artista – in cui la sua malattia mentale si cela dietro colori e forme scattanti. L’uso del colore è chiave: prorompe, ha campiture piatte (senza sfumature, ndr) e spesso ne accosto di complementari». Poi conclude: «C’è sempre una linea centrale, che divide le tavole orizzontalmente: rappresenta la sua situazione borderline, sempre in bilico tra l’abisso e la superficie».