In vista dell’incontro di giovedì in Corea del Sud tra Donald Trump e Xi Jinping, le due superpotenze sembrano aver raggiunto un’«intesa preliminare»
Il pericolo di uno scontro politico-economico tra Stati Uniti e Cina sembra essere stato scongiurato. Almeno per il momento. Le due superpotenze, infatti, avrebbero trovato un «accordo preliminare» sui dazi. A confermarlo sono stati proprio il principale negoziatore commerciale di Pechino, Li Chenggang, e il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent. Il primo ha parlato di un «primo consenso», mentre il secondo ha fatto sapere che dai negoziati è emerso un «quadro positivo».
Sarebbe, quindi, una fumata bianca quella che è arrivata dalla Malesia, il primo tra i paesi asiatici che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta visitando in questi giorni. Il viaggio, dopo aver fatto tappa in Giappone, si concluderà giovedì a Seoul, in Corea del Sud, con l’incontro tra il tycoon e il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping.
L’annuncio di questa «intesa preliminare» è bastato ai mercati per riprendere fiato. Da quando, infatti, le due superpotenze combattono la battaglia commerciale, gli andamenti delle borse di tutto il mondo hanno seguito il ritmo delle minacce scambiate oltreoceano tra i due presidenti. Alle restrizioni di Pechino sulle esportazioni delle terre rare, cioè quei metalli necessari per l’industria tech, Trump aveva risposto «alla Trump»: minacciando dazi al 100% sulle importazioni cinesi a partire dalla mezzanotte di venerdì.
Un’escalation scongiurata per tempo, visti i buoni risultati delle negoziazioni. Il presidente Usa ha, addirittura, fatto sapere che in futuro non esclude di visitare la Cina e che, per di più, sarebbe contento di ospitare Xi Jinping, a Washington ma anche nella sua villa privata a Mar-a-Logo, in Florida.
L’«intesa preliminare» toccherebbe più punti: Fentanyl, acquisti agricoli, terre rare e TikTok, la piattaforma cinese fondata da ByteDance Ltd a cui Trump sta facendo la guerra già dalla sua prima presidenza (2017-2021).
Mentre, però, le parti in causa sembrano entusiaste del buon andamento delle trattive, dello stesso avviso non sono i Paesi asiatici che temono che, dietro questo nuovo clima, si nascondano concessioni statunitensi alla Cina sul piano dell’influenza nella regione.