Milei travolto dagli scandali
ma gli elettori sono con lui

di Maria Antonietta Mastropasqua

(Foto: Il Post)

Se il presidente ultraliberista argentino sta facendo male, la sinistra sta facendo peggio: alle elezioni di metà mandato il partito del capo di stato, La Libertad Avanza, ha ottenuto il 40% dei voti. L’opposizione si è fermata a 31%

Colpo di scena. Javier Milei ha vinto le elezioni di metà mandato: La Libertad Avanza (Lla), il partito del presidente ultraliberista dell’Argentina, nel voto di domenica 26 ottobre per rinnovare circa la metà dei seggi della Camera dei Deputati e un terzo di quelli del Senato, ha ottenuto oltre il 40% dei consensi. Ha vinto anche nelle 6 province più grandi del Paese, compresa la capitale Buenos Aires. Ha raggiunto il 31%, invece, Fuerza Patria, la coalizione di centrosinistra, che solo a settembre scorso, alle comunali di Buenos Aires, aveva superato La Libertad Avanza di 14 punti percentuali.

La conferma di Milei è stata una sorpresa. In patria, Javier era alle prese con un calo del consenso: sta affrontando scandali per corruzione, che hanno travolto prima lui (a febbraio), poi Karina Milei (ad agosto), sua sorella e principale consigliera, accusata da un ex funzionario di prendere tangenti per contratti sanitari. Sotto la guida di Milei l’Argentina non se la passa bene nemmeno dal punto di vista economico. Il presidente è riuscito a ridurre l’inflazione – che aveva raggiunto il 200% – tramite un piano di intervento statunitense che ha comportato tagli ai sussidi statali e licenziamenti massicci: la crescita economica ha subito una battuta d’arresto e anche il potere di acquisto della popolazione è fortemente limitato.

Milei era in crisi, quindi, ma a quanto pare la sinistra sta riuscendo a fare peggio. Anche Cristina Kirchner, ex presidente e leader della coalizione Fuerza Patria, ha problemi con la giustizia: è agli arresti domiciliari (e ci rimarrà per 6 anni) a causa di una condanna in via definitiva per corruzione. Secondo la Corte Suprema argentina, durante il suo mandato Kirchner concesse decine di appalti pubblici a un imprenditore amico, Lázaro Báez, in cambio di benefici per le imprese della propria famiglia. Nonostante ciò, è rimasta a capo della coalizione. Questa perdita di credibilità, unita alla mancanza di proposte nuove, e quindi di un’alternativa reale, può spiegare il risultato delle elezioni di metà mandato.

A spingere per Milei, poi, c’era la spada di Damocle di Donald Trump: aveva minacciato a Milei la sospensione del patto Usa (che ha reso possibile la ripresa dall’inflazione) se fosse uscito sconfitto dalle urne.

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