(Foto: Melting Pot Europa)
Al Centro di identificazione ed espulsione sono stati «violati i più elementari diritti della persona». Il Ministero dell’Interno deve riparare il tradimento dell’identità cittadina con una cifra simbolica di 20 mila euro
«Prigione disumana», «degrado insopportabile», «luogo di illegalità e sopraffazione dove sono violati i più elementari diritti della persona», sono solo alcuni dei modi in cui è stato definito il Centro di Identificazione ed Espulsione di Bari (oggi Cpr, Centro di Permanenza per il Rimpatrio) in interventi parlamentari.
Perciò, il Ministero dell’Interno deve risarcire il Comune di Bari con una cifra simbolica di 20 mila euro: le condizioni degradanti del Cie hanno tradito la «identità di città accogliente» di Bari, sancita nello Statuto della città. Il documento redatto nel 2000 con il sindaco Enrico Dalfino, infatti, definisce Bari «una comunità aperta a uomini e donne, anche di diversa cittadinanza e apolidi», «luogo di incontri e di scambi con la vocazione di legare civiltà, religioni e culture diverse». A stabilire violazione e risarcimento è stato un lungo calvario giudiziario.
Il contenzioso va avanti dal 2012, quando due avvocati, Luigi Paccione e Alessio Carlucci, presentarono un ricorso al Tribunale di Bari, a cui si unì anche il Comune, e che vinsero nel 2017 (in primo grado) e nel 2020 (in appello, cioè secondo grado). Entrambi i tribunali stabilirono un risarcimento.
Anche i giudici della Cassazione (terzo grado) riconobbero la «negazione delle identità delle persone trattenute nel Cie», confermando così, sotto questo aspetto, i primi due gradi di giudizio. Quanto al risarcimento, la Corte ritenne che fosse necessario dimostrare «come una simile violazione abbia realmente inciso, poi sull’intera comunità» e ripassò le carte alla Corte d’appello di Bari.
Ora, i giudici baresi hanno dimostrato un’effettiva «ripercussione su sentimento e agire» della comunità cittadina. Il Ministero dell’Interno, dunque, deve risarcire dei simbolici 20 mila euro il Comune, a cui aggiungere interessi e rivalutazioni monetarie (calcolate dal 2012) e 15 mila euro di spese legali.