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È stato il commento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni al rifiuto dell’ateneo emiliano di costituire un nuovo indirizzo di filosofia nell’accademia di Modena
Un corso di filosofia per 15 studenti, a domicilio nell’accademia militare di Modena. C’è questo alla base della polemica che in questi giorni sta coinvolgendo – in ordine – governo italiano, esercito italiano, Università di Bologna. O meglio, il rifiuto dell’ateneo emiliano di creare questo corso, con una motivazione pratica: non era sostenibile. Il personale docente, già sottodimensionato, sarebbe andato troppo in affanno con un ulteriore corso, per soli 15 alunni, a 50 minuti di auto da Bologna. Tanto più che il contributo dell’accademia sarebbe stato di 8mila euro per contratto di docente. Rifiuto così commentato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Un gesto lesivo dei doveri costituzionali che fondano l’autonomia dell’Università».
La prima richiesta dell’esercito, posta dal generale Carmine Masiello all’Università, risale a prima dell’estate. Mesi dopo, il 23 ottobre, il consiglio del dipartimento di filosofia, cui spettava la decisione, aveva deliberato che non c’erano le condizioni per dare il via a un nuovo corso. A rendere frettoloso il verdetto, però, ci si sono messi i collettivi studenteschi, che hanno organizzato un presidio e interrotto la riunione. Gli studenti, in un periodo particolarmente caldo come quello delle manifestazioni per la Global Sumud Flotilla, si erano opposti alla creazione del corso, interpretandolo come una forma di sostegno al riarmo e alle guerre in corso.
Questi sono i fatti. Le polemiche, poi, sono partite sabato scorso. Il generale Masiello ha ripreso l’argomento dicendo che l’ateneo si era rifiutato di organizzare il corso «per timore di militarizzare l’università». La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha definito la decisione «discutibile», il ministro della Difesa Guido Crosetto ha accusato i professori di aver rifiutato gli stessi ufficiali che potrebbero difenderli in futuro. A ruota, sono seguiti anche le critiche del ministro degli Interni Matteo Piantedosi e della presidente Meloni.