Bufera ospedale San Raffaele:
si dimette l’AD Francesco Galli

di Daniela Primiceri

Decisione presa all’unanimità dal Gruppo San Donato: l’ex amministratore delegato aveva affidato tre reparti delicati a una cooperativa di infermieri senza competenze

L’incompetenza non paga, soprattutto quando è in gioco la salute delle persone:  il 7 dicembre sono arrivate le dimissioni di Francesco Galli, amministratore delegato dell’ospedale San Raffaele di Milano, accusato di aver affidato tre reparti di importanza vitale a una cooperativa che non garantiva gli standard richiesti. Il San Raffaele fa parte del Gruppo San Donato (Gsd), i cui vertici hanno pesantemente censurato l’operato dell’ex amministratore delegato.

La bufera, come abbiamo accennato, si è scatenata a causa di discutibili scelte manageriali adottate da Galli: tre reparti considerati delicati sono stati affidati a una cooperativa di infermieri privi delle adeguate competenze. Il risultato è stato che, dopo breve tempo, gli stessi reparti sono andati in tilt, mettendo a rischio molti pazienti.

Dopo le turbolente giornate del 6 e del 7 dicembre, il consiglio d’amministrazione – di cui fanno parte Angelino Alfano, i fratelli Rotelli e l’imprenditore Kamel Ghribi –  è stato convocato d’urgenza ieri e all’unanimità ha censurato l’operato di Galli che ne ha preso atto e ha presentato le dimissioni.

Il nuovo amministratore delegato è Marco Centenari che “ha confermato la totale disponibilità della struttura ospedaliera e di tutti i professionisti coinvolti – si legge in una nota del Gsd – affinché sia assicurata la assoluta trasparenza e siano tutelate prima di tutto la salute e la sicurezza dei cittadini”.

Nonostante le dimissioni di Galli, le polemiche in Regione non si sono placate: “Siamo di fronte al totale fallimento del modello lombardo. Un modello che lascia che il privato si arricchisca alle spalle del pubblico e dei cittadini – ha detto il capogruppo dem Pierfrancesco Majorino – Fontana dovrebbe cambiare radicalmente il modello e rilanciare il valore della sanità pubblica”.

 

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