Iran in piazza contro il regime
Il bilancio: più di 500 morti

di Maria Antonietta Mastropasqua

(Foto: Euronews)

Le proteste contro gli ayatollah proseguono da due settimane. Il governo risponde con il blocco di Internet

Oltre 500 le vittime (544, per la precisione, di cui 8 bambini) e almeno tre gli ospedali, a Teheran, sopraffatti da corpi di morti o feriti: sono i numeri che raccontano la portata delle proteste dilagate in Iran e la loro brutale repressione da parte del regime degli ayatollah, con a capo la guida suprema Ali Khamenei. Il conteggio delle vittime attestato a oltre 500 è dell’agenzia di stampa iraniana Human Right Activists News Agency. Altre fonti, invece, riportano stime molto più alte: secondo la fondazione Narges Mohammadi (premio Nobel per la pace, dal 12 dicembre di nuovo in carcere), sarebbero duemila le persone uccise e circa 10mila quelle arrestate.

A due settimane dallo scoppio delle proteste, le notizie dall’Iran arrivano con fatica e sono difficilmente verificabili: la stampa ufficiale, infatti, è in mano agli ayatollah e il regime sta protraendo da tre giorni il blackout di Internet. Gli utenti cercano di aggirare il blocco collegandosi ai satelli di Starlink, ma il regime sta tentando di interferire anche con questi segnali. I video che ancora riescono ad approdare sui social mostrano manifestanti dal volto sfigurato o cadaveri in sacchi neri ammassati in capannoni, con familiari che si affastellano per riconoscerli.

Le manifestazioni sono iniziate a dicembre in risposta alla crisi economica che ha messo in ginocchio il Paese: i primi a scendere in piazza sono stati i rivenditori di prodotti importati, articoli che nessun iraniano si può più permettere a causa dell’inflazione alle stelle (che rende esorbitante il prezzo, una volta convertito nella valuta locale, il rial). A loro si sono uniti gli studenti universitari, prima, e il resto del popolo, poi.

Ti potrebbe interessare...

Mediaterraneonews TV