Gli Usa preparano l’attacco
contro il regime di Teheran

di Dalila Scagliusi

Il personale statunitense è stato evacuato dalla base in Qatar e altre basi chiave in Medio Oriente

 L’ipotesi di una possibile azione statunitense in Iran si fa sempre più concreta, nonostante i tentativi di mediazione diplomatica di Turchia, Arabia Saudita, Oman ed Emirati Arabi Uniti che stanno cercando di disinnescare la prossima mossa trumpiana sullo scacchiere globale. Nella giornata di ieri, un funzionario militare occidentale ha dichiarato alla Reuters che «tutti i segnali indicano che un attacco statunitense è imminente, ma è anche così che si comporta questa amministrazione per tenere tutti sulle spine. L’imprevedibilità fa parte della strategia».
Nei giorni scorsi, Washington ha ritirato «a titolo precauzionale» parte del personale dalla base in Qatar e da altre basi chiave in Medio Oriente, mentre il Pentagono ha proposto al presidente possibili obiettivi contro il regime degli ayatollah e un pacchetto di operazioni, militari e non.  Se, infatti, inizialmente era stata esclusa l’eventualità di azioni civili, ora gli Usa le starebbero valutando per graduare l’intervento, nel tentativo di indebolire il regime islamico dall’interno e farlo cadere.  Le opzioni sarebbero almeno quattro, di cui due più rischiose. La prima, cioè attaccare il governo e le forze di sicurezza senza l’uso di truppe da terra, è quella più complicata dato che gli Usa hanno trasferito la portaerei Ford in Venezuela durante le operazioni contro Caracas, e quindi ora non avrebbero le forze necessarie per lanciare un attacco potente nella regione. Al vaglio, ci sono anche la possibilità di raid informatici contro i sistemi e l’ampliamento delle sanzioni economiche contro Teheran. Altra alternativa è quella di spostare i satelliti di Starlink (di proprietà di Elon Musk) sull’Iran, in modo da consentire agli oppositori di aggirare il black out di internet ordinato dal regime.

Intanto, prosegue la repressione della rivolta da parte delle autorità iraniane e il capo della magistratura, Mohseni Ejei, ha promesso processi accelerati ed esecuzioni pubbliche per i «volti principali» delle proteste. Resta difficile la conta dei morti: i dati rilevati da Hrana, associazione per i diritti umani, parlano di 2 571 decessi dall’inizio delle proteste (partite il 28 dicembre dai baazari di Teheran) e di oltre 10mila arresti. I numeri, tuttavia, rischiano di essere al ribasso data la censura da parte del regime di Khamenei.

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