Dopo una lunga trattativa il presidente ha optato per l’esclusione dalla squadra di governo, ma la decisione finale sulla nomina spetta al Csm
«Non è necessario rinunciare al passato per entrare nel futuro», scriveva Jhon Cage, e il neopresidente della regione Puglia, Antonio Decaro, è – quasi sicuramente – dello stesso avviso. Ieri pomeriggio, 15 gennaio, è arrivata la decisione: il presidente uscente Michele Emiliano non farà parte della giunta regionale, ma sarà consigliere del suo «figlioccio» Decaro. Un incarico da 130 mila euro annui che ha chiuso un braccio di ferro iniziato prima dell’estate. Il dem è rimasto granitico sulle sue posizioni: serve rinnovamento, quindi il posto per l’ex presidente in giunta non c’è.
I due sono riusciti a trovare una soluzione che accontenta entrambi. Emiliano si è assicurato un incarico ad interim che lo terrà impegnato fino alle politiche del 2027, mentre Decaro si è liberato dal peso di avere il proprio predecessore in giunta.
Ora, a decidere sulla nomina sarà la magistratura (da cui Emiliano è in aspettativa). Per i magistrati, infatti, l’autorizzazione a svolgere incarichi extragiudiziali spetta al Consiglio superiore della magistratura (Csm), che ha l’obbligo di concederla soltanto per le cariche elettive (o quelle di ministro e assessore) e per alcune posizioni negli organi internazionali. In tutti gli altri casi, esistono norme e regolamenti che disciplinano le varie possibilità, ma la decisione finale è sempre discrezionale. Ad ogni modo, è molto probabile che il Csm dia il suo assenso. Trattandosi, infatti, di un incarico politico, ad Emiliano non si applicherebbero le norme stringenti della riforma Cartabia contro le così dette «porte girevoli» che mirano a rendere più complicato il passaggio dalla magistratura alla politica e viceversa.