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La giovane segretaria è stata uccisa a Chiavari 30 anni fa. Al commercialista Marco Soracco, ex datore di lavoro della vittima, due anni per favoreggiamento
Ci sono voluti trent’anni per avere un verdetto sulla morte di Nada Cella, massacrata a Chiavari il 6 maggio 1996: i giudici della corte d’assise di Genova hanno condannato l’ex insegnante Anna Lucia Cecere a 24 anni. L’accusa a suo carico è di aver ucciso la giovane segretaria nello studio dove lavorava, quello del commercialista Marco Soracco, a cui è stata inflitta una pena di due anni per favoreggiamento.
Secondo la ricostruzione, Cecere si sarebbe invaghita di Soracco e avrebbe ucciso Celle, una potenziale rivale. Inoltre, avrebbe anche potuto ricoprire il suo ruolo nello studio.
Per l’ex insegnante, era accusata di omicidio volontario la pm, Gabriella Dotto, aveva chiesto l’ergastolo. La donna non era in aula quando la sentenza di primo grado è stata pronunciata; era presente, invece, Soracco, per il quale l’accusa aveva chiesto quattro anni.
«Ce l’abbiamo fatta», ha detto Silvana Smaniotto, madre di Nada Cella, prima di scoppiare in lacrime. A riferirlo sono state le avvocate di famiglia, Sabrina Franzone e Laura Razetti: la donna, ultraottantenne, è infatti rimasta a casa per problemi di salute insieme all’altra figlia, Daniela. «Ci ha creduto fino alla fine e, nonostante non stesse bene, è stata il nostro motore», hanno spiegato le legami.
Soracco, invece, ha preannunciato la decisione di appellarsi alla sentenza. «Se Cecere è un’assassina, sono contento che sia stata condannata. Pensavo fosse riconosciuta la mia estraneità, non mi aspettavo la condanna. Prendiamo atto della decisione e faremo appello – ha concluso – ma è inaccettabile».