Il brigadiere era accusato di aver passato delle informazioni ai membri del gruppo mafioso
«Me lo ha detto il carabiniere», ripeteva durante un’intercettazione un membro del clan Strisciuglio che, insieme ad altri, avrebbe gestito un sistema di usura ed estorsione ai danni di un commerciante del quartiere Santo Spirito di Bari. L’uomo, nel 2018, è finito in carcere insieme ai complici, mentre per il brigadiere capo, invece, l’accusa di favoreggiamento è andata prescritta. Il carabiniere era accusato di aver passato informazioni ai membri del clan, avvisandoli anche di eventuali indagini a loro carico. I lunghi tempi processuali, tuttavia, gli hanno permesso di congedarsi e ottenere la pensione, anche se non è escluso che l’Arma possa avviare un procedimento disciplinare nei suoi confronti.
Il processo contro il carabiniere è nato come costola di un’indagine della Dda di Bari che aveva scoperto il giro di usura ed estorsione. I fatti in cui era coinvolto il brigadiere risalgono al 2012. Due fratelli, proprietari di un bar a Santo Spirito, si erano rivolti agli Strisciuglio per ottenere un prestito di 500mila euro, finendo così nella rete degli usurai. Cinque di loro si presentavano a turno per avere i soldi indietro, minacciando di morte i titolari e le loro famiglie. Un debito impossibile da sanare, considerando anche gli interessi del 600% che venivano richiesti.