Dissipato patrimonio societario:
maxirisarcimento per gli Antro

di Francesco Maria Gro

Erasmo e Alviero Antro dovranno pagare oltre 9 milioni di euro dopo la sentenza del Tribunale di Bari

(Foto La Gazzetta del Mezzogiorno)

Risarcimento pesante per i fratelli Erasmo e Alviero Antro per aver sperperato il patrimonio di alcune loro società finanziando spese personali: dall’acquisto di immobili di lusso, fino a viaggi e orologi. Una serie di transazioni illecite che non sono passate inosservate al Tribunale di Bari, che ha condannato Erasmo Antro al risarcimento di 9,1 milioni di euro, più altri 40mila insieme al fratello Alviero.

Il caso, in realtà, è in corso da oltre 15 anni, con l’inchiesta sugli appalti per la manutenzione stradale nell’ex provincia di Bari, collegata al fallimento dell’azienda di famiglia avvenuto nel 2021. Una serie di avvenimenti “ambigui” che ha portato la procura di Bari ad indagare i fratelli antro, insieme a Francesca Boffoli, moglie di Erasmo, per bancarotta fraudolenta. Nel 2025, il questore Roberto Rossi ha chiesto e ottenuto il sequestro del loro patrimonio, di circa 35 milioni di euro divisi tra appartamenti a Cortina, Milano, Bari e ville a Porto Rotondo e Rosa Marina, oltre a terreni e quote di partecipazione in diverse aziende.

Nel 2024 il procuratore di Bari, Roberto Rossi, ha chiuso l’indagine per bancarotta fraudolenta a carico dei due fratelli e di Francesca Boffoli, moglie di Erasmo, e nel dicembre 2025 ha chiesto e ottenuto il sequestro di prevenzione del loro patrimonio valutato 35 milioni: appartamenti a Cortina, Milano e Bari, ville a Porto Rotondo e Rosa Marina, terreni e quote di partecipazione in varie aziende.

Tra le società in capo ai due fratelli c’era anche “Infrastrutture e Servizi”, capogruppo di un complesso di società che, come ha scritto il tribunale di Bari, «forniva personale e servizi alle altre società oltre ad eseguire commesse in proprio». Questo sistema passava per il Consorzio Sigi, amministrato da Alviero dalla cui gestione, continua la sentenza, «è innegabile quantomeno il profilo di una gravissima negligenza nel concedere finanziamenti a soggetti incapienti, non giustificabile neppure in una logica di gruppo».

A causa di queste irregolarità i giudici hanno contestato  la dissipazione di 6,5 milioni: un preliminare di vendita per 12 milioni a fronte di un asserito valore di acquisto di due milioni, e i lavori di ristrutturazione sulla masseria fatti con i soldi della Infrastrutture.

 

 

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