Secondo gli investigatori sono in tutto 44 la persone che hanno partecipato ai furti nel supermercato Coin, nella stazione centrale di Roma. Tra loro anche poliziotti e carabinieri
(Foto Il Faroonline.it)
Sono 44 le persone arrestate per la serie di furti dallo store Coin nella stazione Termini, di Roma. Tra loro almeno 21 uomini e donne delle forze dell’ordine, da agenti della Polizia ferroviaria ai carabinieri in servizio nella stazione. L’accusa è di furto aggravato in concorso.
Giacche, borse, camicie, cinture e profumi, è questo il bottino che hanno portato il direttore del negozio, in via Giolitti, a denunciare un ammanco di circa 184mila euro dai conti, emerso con l’inventario di febbraio 2024. Tra le persone coinvolte ci sono quattro dipendenti. In particolare, una commessa si sarebbe occupata di rimuovere le placche antitaccheggio, da particolari capi messi da parte in anticipo, facendo passare poi fittiziamente il pagamento alla cassa e intascando il denaro senza versarlo. Sono novanta i furti accertati in poco più di quattro mesi.
Tra gli indagati ci sono anche nove poliziotti, tra i quali una dirigente della Polfer, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo, una agente. Tra gli indagati ci sarebbero anche dodici carabinieri. Secondo quanto dichiarato dall’avvocato, Andrea Falcetta, che difende i militari sotto accusa: “Sono indagati da ieri per episodi dal valore di poche decine di euro e non come alcuni hanno riferito, per un giro da centinaia di migliaia di euro”. “I carabinieri – ha continuato -, che parte della stampa già si affretta a definire ‘ladri’, appena 24 ore dopo le notifiche degli avvisi di garanzia nell’ultimo anno hanno già operato circa 50 arresti in flagranza di reato oltre a quasi un centinaio di denunce a piede libero. Hanno inoltre svolto servizi antitaccheggio in borghese recuperando e restituendo merce rubata per migliaia e migliaia di euro”.
Gli investigatori sono riusciti a scoprire l’attività illecita grazie ad un software installato in una delle casse dello store. Alla cassa risultavano transazioni di poche decine di euro, intascati dalla cassiera, a fronte di “acquisti” di merce dagli importi molto più grandi.