Dopo il blocco dei cieli, arriva anche quello dei mari. Dal 28 febbraio il traffico di navi si è ridotto del 90%
Lo Stretto di Hormuz è stato dichiarato “zona di guerra”, e per questo interdetto dal governo iraniano di Teheran.
Il settore marittimo internazionale lo ha classificato come “zona di operazioni belliche”, con circa mille navi bloccate nell’area a causa dell’escalation militare cominciata da Usa e Israele.
Dallo Stretto di Hormuz, controllato dai pasdaran, non passa solo il 20% del greggio mondiale (20,3 milioni di barili al giorno, circa un quinto del fabbisogno mondiale), ma anche il 20% del metallo che raggiunge gli Stati Uniti d’America. La prospettiva di uno stop a queste forniture, in particolare a quelle dell’alluminio, avrebbe già innescato una corsa al rialzo dei prezzi: sono saliti del 3,8% a 3.315 dollari per tonnellata dopo che QatarEnergy ha interrotto la produzione di Gnl – gas naturale liquefatto – fondamentale per alimentare la produzione di alluminio.
Con 34mila transiti – poco meno di 3 mila al giorno, secondo il Fondo Monetario Internazionale – lo Stretto di Hormuz è stato tra i più trafficati al mondo. Già limitato a livello di espansione – nel suo punto più stretto misura 33 chilometri – le parti navigabili sono ulteriormente ridotte a causa dei bassi fondali e delle ferree regole di navigazione.