Il greggio ha superato i 100 dollari al barile: è il rialzo più ingente dall’invasione russa dell’Ucraina
Le conseguenze della guerra in Iran si fanno sentire anche sul mercato petrolifero. La combinazione di attacchi mirati contro infrastrutture energetiche in Iran e la possibilità di blocchi nello Stretto di Hormuz, da cui passa il 20% del greggio mondiale, ha generato un’impennata dei prezzi. Dopo i massimi registrati nella notte, il prezzo del petrolio Brent si è attestato intorno ai 108,5 dollari al barile, con un incremento del 17% rispetto alla settimana precedente. Il petrolio statunitense West Texas Intermediate, invece, è salito a 104,9.
L’aumento è stato rapido con i mercati che temono le ripercussioni della guerra e corrono al riparo alzando i prezzi. La soglia dei 100 dollari al barile non veniva superata dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito i rincari un «piccolo prezzo da pagare» per neutralizzare la minaccia nucleare iraniana. Parallelamente, il Segretario dell’Energia, Chris Wright, ha sottolineato che l’aumento dei prezzi sarà temporaneo e che il costo della benzina non dovrebbe salire molto oltre i livelli attuali. Una previsione smentita dagli analisti che, invece, prevedono ulteriori rincari.