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“One battle After another” di Paul Thomas Anderson conquista 6 statuette. “Sinners”, che vantava il record storico di 16 candidature, ne vince “solo” 4
Mentre gli Stati Uniti d’America sono sulla soglia di una guerra civile e i droni iraniani assediano il Golfo Persico, a Los Angeles trionfa un film che parla di rivoluzione.
Nella 98ma edizione degli Academy Awards – i cosiddetti “Premi Oscar” – One Battle After Another è stato eletto “Miglior Film” sul palco del Dolby Theater.
Il suo regista, Paul Thomas Anderson, ha conquistato la statuetta per la Miglior Regia e la Miglior Sceneggiatura Non Originale. A Sean Penn, invece, il premio di Miglior Attore Non Protagonista. Assente per scelta politica, l’attore ha deciso di non presenziare alla cerimonia scegliendo invece di recarsi in Ucraina per incontrare il presidente Volodymir Zelensky, suo amico.
Quattro Premi Oscar al film Sinners del regista Ryan Coogler, a metà tra un horror e un film d’autore da blaxploitation – genere molto in voga negli Anni Settanta nel cinema afroamericano, con colonne sonore blues e funk. Il film è stato premiato per le categorie di Miglior Fotografia e Miglior Sceneggiatura Originale. A Michael B. Jordan, invece, il premio di Miglior Attore Protagonista, per il quale erano in corsa anche Leonardo DiCaprio (One Battle After Another) e Timothée Chalamet (Marty Supreme).
Frankenstein di Guillermo del Toro ha conquistato tutti i premi tecnici: miglior scenografia, migliori costumi e miglior trucco e acconciatura.
Un solo premio per Hamnet, adattamento cinematografico del libro “Nel nome del figlio” che narra della morte del figlio di William Shakespeare. A trionfare nella categoria di Migliore Attrice Protagonista è stata Jessie Buckley, che ha recitato nel ruolo di Agnes, moglie del drammaturgo inglese.
Ad Avatar: Fire and Ash il solito premio per i Migliori Effetti Visivi.