Il Governo ha negato la possibilità di entrare in guerra contro l’Iran al fianco di Stati Uniti e Israele. L’opposizione attacca: «No all’uso delle basi militari italiane»
Prima le urla di protesta dell’opposizione, poi la risposta secca del ministro della Difesa Guido Crosetto: certo che l’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran è stato «al di fuori delle regole del diritto internazionale». Il ministro lo ha chiarito davanti al Parlamento, parlando di un conflitto «partito all’insaputa del mondo». Tant’è che lui stesso si è trovato per errore sul campo quando è partita l’operazione “Epic Fury” contro la Repubblica Islamica dell’Iran: bloccato a Dubai con la sua famiglia.
La posizione del governo italiano arriva dopo sei giorni dall’inizio del nuovo conflitto nel Golfo e dopo altrettanti giorni di polemiche delle opposizioni. Il tema caldo è la possibilità che gli Stati Uniti utilizzino basi militari italiane per gli attacchi, anche se in realtà non è arrivata alcuna richiesta formale da Washington. Giorgia Meloni, dopo un incontro con il presidente Mattarella, ha puntualizzato: «Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci».
Intanto, il conflitto continua ad espandersi a macchia di (petr)olio. Oltre ai tre belligeranti, sono stati coinvolti: Libano, Siria, Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Arabia Saudita, Kuwait, Iraq, Turchia, Cipro, Sri Lanka, Oman. Da ultimo, le azioni militari si sono estese anche all’Azerbaigian. Nella notte Israele e Stati Uniti hanno lanciato un attacco su Teheran che l’esercito israeliano ha definito di «larga scala». L’ambasciata italiana nella capitale iraniana è stata chiusa.